Un paio di mesi fa, in “Quello che manca”, parlavo della sensazione che si respira nell’aria qui in America: l’energia, l’entusiasmo e la “magia” che rende ogni giorno un “nuovo giorno” in cui, chissà, forse qualcosa di bello e inaspettato ti sta aspettando (scusate il gioco di parole) proprio dietro l’angolo.
Questo fa parte un po’ del cosiddetto “American Dream”, la speranza condivisa dagli americani che se ce la metti tutta e lavori duro, puoi raggiungere ogni traguardo, non importa da dove vieni, chi sei e cosa hai fatto prima.
Certo, l’altra faccia della medaglia del sogno americano è che, come ogni cosa, se portata all’eccesso o male interpretata, porta ad osannare e perseguire un successo solo di tipo materialistico e capitalista.
Pero’ certamente  questo modello crea le premesse per un approccio meritocratico e per una distribuzione più equa delle opportunità.
Oltretutto è una questione di soffitto.
Il soffitto è quella cosa che si ha sulla testa e che se è troppo basso tocca chinarsi e stare gobbi.
Questo secondo me capita in Italia.
Sarà il peso della storia che ci portiamo dietro? In Italia ho sempre la sensazione che il soffitto sia troppo basso, forse troppe cose son state già dette e fatte, dai tempi degli Etruschi e dei Romani, fino ad oggi, passando per il Rinascimento … tanto, forse troppo, è stato scoperto, cantato, detto, scritto, suonato… e allora non c’è più spazio per il nuovo o non c’è interesse. Anzi, spesso c’è l’essere scettici e il partire prevenuti verso il nuovo. E tutto diventa pesante, lento, melmoso, dalla burocrazia, alla realizzazione di idee creative.
In America dove tutto è relativamente nuovo, il soffitto è più alto e si respira meglio e c’è più margine perché le cose possano accadere.
E con l’aria dentro i polmoni si ha più energia e più voglia di fare. Gli Americani sono dei bambinoni che si esaltano, anche per poco magari, ma hanno una freschezza e un entusiasmo che a noi manca.
E allora, come dicevo ne “La Funambola” di ottobre, ci si sveglia la mattina pensando: “Chissà cosa ha in serbo per me questa giornata”. E magari apri la posta elettronica e trovi la mail che aspettavi, quella mail che avevi mandato sperando in un posto di lavoro e qualcuno, che non sa chi sei, che non è amico di tuo padre o fidanzato di tua sorella, ha trovato in te delle idee e delle risorse nuove e ti vuole con sé a lavorare per lui.
E una questione di soffitti e di non star gobbi, ma stare ben dritti e guardare avanti, far valere le proprie idee e puntare in alto.
Forse è solo un sogno, o forse no. Buon 2014 a tutti.

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.