Mio fratello ha una maglietta che adoro. Ci sta scritto “odio le promesse, amo i marinai”. Sì, ci innamoriamo dei marinai, ma poi, non ce la raccontiamo, ci sposiamo con chi ci fa una promessa. A sinistra le abbiamo massacrate le promesse. Ci impuntiamo a indicare chi non le mantiene, svelando solo la banalità. Quando vi dicono un “per sempre”, vi emoziona quel momento e non se quel “sempre” sarà mantenuto. Lo sapete benissimo che il per sempre non esiste, ma la verità è che abbiamo bisogno di credere, di crederci. A sinistra s’è smesso di promettere, perché non ci crediamo. C’è una canzone della Bandabardò che parla di un uomo del miracolo che promette un sole di cartone. Non andrebbe risposto, coglione chi crede in un sole che non riscalda. Andrebbe detto, noi vi promettiamo il sole dell’avvenire! Nessuno ha mai capito davvero cosa sia, ma sa di buono, suona bene, scalda e fa immaginare un futuro. M’è tornato in mente una mattina molto presto. Un ragazzo correva a più non posso sul marciapiede. L’autobus stava a un palmo, sembrava rallentasse, ma è ripartita. Il ragazzo c’ha picchiato sul fianco, ma niente. Stavo per fermarmi e dirgli, dai sali, la sorpassiamo e così la prendi alla fermata dopo, ma chi guidava l’auto davanti a me è stato più sveglio e ha suonato il clacson. L’autobus s’è fermato e il ragazzo è salito, facendo un saluto a noi automobilisti dietro. Sulla fiancata del bus ci stava lo slogan di Monti, “l’Italia sale”. Non voglio un sole di cartone e non voglio un’Italia che sale. Voglio un’Italia con un sole dell’avvenire che ci scaldi tutti. Voglio un’Italia che si renda conto di chi lascia indietro. E se il paese e chi lo governa se ne dimentica, ci siano sempre schiere di clacson a ricordarlo.

L’Incartauova esce ogni sabato sull’Unità della Toscana

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