Il sorriso di Nencini
Faceva il renaiolo, sfidava la Sieve in piena. Di nascosto comprò una bici e di nascosto iniziò a correre. La bici la nascondeva a casa di un amico, dopo la corsa. Babbo Attilio un giorno lesse sul giornale che un tale Gastone Nencini aveva vinto una corsa. “Non sarai mica te il Nencini che corre in bicicletta?”. “ Si babbo, sono io” rispose il ragazzo. “Di Coppi e Bartali ne nasce uno ogni cent’anni, e non sarai certo te!”.
Babbo Attilio sbagliava. Quel ragazzo sarebbe diventato un campione.
Vinse un Giro d’Italia nel 1957 e un Tour nel 1960. Corse negli anni d’oro del ciclismo mondiale, contro campioni come Bartali, Coppi, Koblet, Gaul, Bobet, Anquetil, Baldini, Van Looy, Van Steenbergen, e riuscì spesso a batterli. Il generale De Gaulle fermò la corsa per congratularsi con lui. I francesi lo chiamarono “Nuvola gialla”. Come le nuvole veloci nel cielo di Francia, veloce si mosse per le pianure, sulle Alpi e i Pirenei in quella stupenda estate.
Lo chiamarono anche “Mistero” perché era appartato, schivo, e di solito parlava poco. Ma la sua faccia, quando si spalancava nel sorriso, era bella come il sole, comunicativa, vera.
Piaceva alla gente, per il suo coraggio, la sua tenacia, la voglia di sbalordire e far divertire i tifosi che lo aspettavano sulla strada.
Goddet, il patron del Tour de France, lo chiamò “vincitore magnifico, con qualcosa in più che noi francesi chiamiamo panache”. Coraggio, spavalderia, voglia di dare spettacolo, indole dell’attaccante, questa era la panache di Nencini.
Era un discesista formidabile. A detta degli esperti, il migliore di sempre. Nel Giro del 1957, in una tappa di montagna dove Bobet, il campione francese vincitore di tre Tour lo aveva staccato, recuperò in discesa 3′ in un amen!
A Maggio saranno 60 anni dalla sua vittoria al Giro. Prima di lui, avevano vinto Giro e Tour soltanto Bartali, Coppi, Koblet e Gaul e dopo di lui ci riusciranno in pochi, l’élite del ciclismo di tutti i tempi.
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