Mai una gioia: non è vero. Le gioie, i piccoli angoli calcistici di felicità, a volte, vanno cercati e a volte vanno coltivati. Perché, se la tua fede è tanta e il tuo cuore è viola, raramente hai potuto vedere una coppa sollevata dal tuo capitano. Ma non disperare: festeggiare non è impossibile. Basta capire come: partendo dalle lacrime degli altri. Dagli occhi luccicanti degli strisciati. Dal tifo contro.
Certe volte è difficile scegliere, capire chi è meno peggio, guardarsi dentro e pensare: sì, è proprio lui che voglio vedere piangere al termine della finale! Come ieri, durante il derby della finale di Coppa Italia: perché la Roma è la Roma e ‘a Lazie ha un signor allenatore. Eppure, prima della sfida, ho pensato attentamente per chi tifare: se la terna/quaterna/sestetto – se si considerano anche i giudici di porta – arbitrale, se i raccattapalle, gli steward o il commentatore Rai. Perché, sì, vedere la tristezza in Curva Sud riscalda sempre il cuore, ma il freddo dentro incombe subito dopo quando la telecamera va a riprendere gli abbracci tra Lotito e Tare.
Le finali di Champions, invece, ultimamente avevano regalato grandi emozioni: Milan-Liverpool 3-3, la Juve che perde contro Borussia Dortmund e poi Real Madrid, il Bayern sconfitto in casa dal Chelsea. Per non tornare a trent’anni fa: la Roma ko, in casa, all’ultimo atto, ai rigori, contro il Liverpool.
Sabato sera, nella finale di Coppa dei Campioni di quest’anno, c’erano due cose da sperare: il nuovo e inglorioso insuccesso del Bayern e il nuovo harakiri dell’odioso Robben. Come dice Pistocchi, “quello che ricorda nelle movenze Alessio Cerci”. Un po’ come dire che Vissani, in cucina, ricorda Benedetta Parodi. Perché Robben, sarà anche odioso, ma è un fuoriclasse. Un fuoriclasse anche di epici errori nelle finali: di Champions dell’anno scorso e del mondiale del 2010.
Finché avremo memoria, nel segno di Ovrebo, spereremo sempre il peggio per il Bayern, la Juve d’Europa. E invece stavolta, ahimè, ha vinto. Con gol decisivo di Robben, colui che ci svegliò immeritatamente dal sogno europeo. Altro che doppio ahimè: doppio moccolo. Tripla invettiva: con arbitro italiano che ha favorito i bavaresi nella finale, non espellendo tale Dante.
Proprio un sabato sera da “mai una gioia”.

Mexes in lacrime: la Roma ha appena perso in casa contro la Samp e, soprattutto, ha appena buttato lo scudetto. È per momenti come questo che il calcio va seguito. Tifando contro.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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