Alla stazione di Sesto Fiorentino, le nuove macchinette per fare i biglietti erano spente e lo sportello chiuso. Il bar e l’edicola ne erano sprovvisti. Salita sul treno cerco il controllore. Mi guarda. Cerca segni di menzogna a contornare i miei occhi. Mi fa il biglietto, mi augura il buongiorno e se ne va. Faccio un grosso respiro perché ultimamente mi è capitato troppo spesso di assistere a scene alquanto discutibili sui nostri regionali. Tempo fa un ragazzo a Zambra è salito senza vidimare il biglietto, ha cercato lui il controllore per dirgli che l’obliteratrice non funzionava. Il controllore però voleva lo stesso fargli la multa. La discussione fra i due azzittiva tutto il vagone, poi però, piano, piano le voci sono state contagiose. Possibile che ciò che non funziona lo dobbiamo pagare noi? Il controllore ha chiamato alcuni compagni di lavoro e il gruppo di discussione è cresciuto. A un certo punto uno di loro ha commentato, “Se poi la Regione vi aumenta il biglietto non lamentatevi”. A quel punto sono intervenuta anch’io. La Regione Toscana dà i soldi alle ferrovie affinché i treni e il trasporto e tutto ciò che ci ruota intorno funzioni. Io che compro il biglietto, che non riesco a timbrarlo, che non lo nascondo, la cerco e glielo mostro sarei responsabile della scelta dell’aumento delle tratte? Avrei voluto approfondire la discussione, gli avrei voluto chiedere cosa pensa dell’intero sistema ferroviario, del treno ad alta velocità, dei soldi che non ci sono mai, ma per la grande opera sempre, stanziati pure in questi giorni di agonia del governo. Perché i pendolari che già subiscono porte che non si aprono, ritardi, sporcizia, freddo, treni tagliati, devono anche subire il timore di sentirsi accusati di disonestà, quando si è fatto di tutto per essere onesti? Perché anche un semplice viaggio in treno diventa metafora di un paese intero e quando scendi sei più stanco e arrabbiato di quando sei partito?

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