Il vecchio del bar ha un’età indefinita; leggende vogliono che abbia visto con i propri occhi Firenze capitale.

Il vecchio del bar ha capelli bianchi pettinati all’indietro, una dose cospicua di forfora sul giubbotto blu scuro e molta saliva in bocca. Il vecchio del bar non va allo stadio perché d’inverno fa troppo freddo e d’estate fa troppo caldo, non va al circolino perché è un locale al chiuso ma troppo chiuso e si gode le partite di cartello sorseggiando Fernet Branca, in un solo luogo possibile: il bar sotto casa, perché lì vendono anche le Multifilter rosse.

Il vecchio del bar sa che ha una certa età e sa che nessuno lo contraddirà mai, per rispetto: per questo, il vecchio del bar, anche se guarda tre partite in un anno, anche se ha una proprietà linguistica degna di Salvatore Bagni, anche se non riconosce le squadre in campo, non rinuncerà mai ad emettere i propri, insindacabili giudizi. A voce alta. Cercando conforto alle sue teorie tattiche. Il vecchio del bar è la persona, della tua stessa fede calcistica, con cui non vorresti mai vedere una partita.

Ti tocca sulla spalla, vuole la tua attenzione, chiede conferme sul punteggio, sul minuto, sul perché Montella non faccia cambi, sulla vendita di Jovetic e su chi giochi in maglia bianca, se la Roma o la Fiorentina. “Hanno segnato? Cos’è successo, l’è angolo? Come si chiama il portiere? O come gl’è quest’arbitro… Ma la Roma, come l’è in classifica? Che firmeresti te per un pareggio?”.

Toc toc… altro doppio colpetto alla spalla: ” ‘Un ti darò mica noia, vero, con tutte queste domande? Sei sicuro? Dimmelo, eh! Senti… ma Laudrup, sai mica che fine ha fatto? Ma quanto si sta?”

Poi, ad inizio ripresa, mentre imprechi per la grande occasione sprecata, mentre la bile ti corrode, mentre non riesci a concepire simili errori, il vecchio del bar ti batte ancora sulla spalla: “Ma chi l’è che l’ha fatto questo tiro? ‘Un l’ho visto… ma… per non saper né leggere né scrivere, te lo dico io chi l’è stato: l’è stato quello con gli occhi ravvicinati, quello romanista!”.

Già: Aquilani, quello romanista. Quello “se segno, non esulto”. Problema eliminato alla radice.

La morigerata reazione al palo di Strootman

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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