Vado matta per la bigiotteria fatta a mano, ancora meglio se con materiali bizzarri o di recupero, ancora meglio se comprata ad un mercatino da qualche parte nel mondo. La controindicazione è che ho la casa piena di collane di bottoni e orecchini creati con pezzi di vinili (e se vi dicessi che ho anche un bracciale fatto con cialde di caffè?). Tra i ninnoli accumulati negli anni c’è anche un braccialetto di cartone, rivestito di carta di giornale, con incollate le parole “Immagina lo straordinario”.

Io faccio un lavoro che mi dà il privilegio di andare spesso in Palazzo Vecchio. Così spesso dal non farlo apparire sempre così straordinario, ma non abbastanza dal non farmi alzare lo sguardo ogni volta che metto piede nel Salone dei Cinquecento. Devo passare di lì per raggiungere le conferenze stampa organizzate in Comune, e quel posto mi riporta indietro nel tempo. Avevo cinque anni quando ci entrai la prima volta, e sbigottita dissi a mia mamma: “Non avevo mai visto una stanza così grande”, restando immobile e intontita a fissare quello spazio immenso. Ero una bambina, ma quel piccolo episodio da Sindrome di Stendhal non l’ho dimenticato, e ora mi è impossibile non pensarci ogni volta, e non fermarmi, almeno qualche secondo, ad osservare quella stanza. L’altro giorno dopo una conferenza stampa ho notato due ragazzi, seduti nel Salone, probabilmente turisti stranieri, abbracciati. Lei aveva la testa sulla spalla di lui, e non parlavano. Per diversi minuti sono rimasti in silenzio, a testa all’insù. Ho pensato che anche loro fossero come me, a cinque anni, per la prima volta nella stanza più bella che c’è. In silenzio a guardare. Ecco, se devo immaginare lo straordinario, penso anche a questo, a quei due ragazzi, o ad una bambina, in un posto nuovo, grande, bellissimo, che per qualche minuto ti toglie il fiato.

Quel luogo ha il potere di calmarmi, di ricordarmi dove sono, e che forse in questi 25 anni qualcosa di buono l’ho fatto, se posso pestare quelle mattonelle così spesso.

(Visited 57 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.