Da giovedì 21 a sabato 23 marzo

Palcoscenico della Toscana

Associazione Teatrale Pistoiese in collaborazione con  Valzer srl

Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese

L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE

di Carlo Goldoni
adattamento e regia di Roberto Valerio
con Massimo Grigò
e Federica Bern, Pierluigi Cicchetti, Roberta Mattei, Peter Weyel
scene Giorgio Gori
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona

Dopo l’applaudito debutto al Teatro Manzoni di Pistoia, arriva sul palco del Teatro di Rifredi -da giovedì 21 a sabato 23 marzo-  L’impresario delle Smirne di Carlo Goldoni, nuova produzione dell’Associazione Teatrale Pistoiese realizzata in collaborazione con Valzer srl. Lo spettacolo vede ricomporsi gran parte del cast del Vantone di Pasolini, già presentato a Rifredi con successo qualche anno fa: in scena, infatti, accanto a Roberto Valerio, che cura pure la regia e l’adattamento del testo, Nicola Rignanese, Massimo Grigò e Roberta Mattei. Con loro Valentina Sperlì (già insieme a Roberto Valerio nell’elegante edizione di Un marito ideale di Wilde), Antonino Iuorio, Federica Bern, Pierluigi Cicchetti e Peter Weyel.
Composta nel 1759, l’opera è una splendida e divertente commedia che presenta un impietoso ritratto dell’ambiente degli artisti di teatro, ambiente che Goldoni conosce a fondo: può a ragione “parlarne per fondamento”, come egli stesso dichiara nella prefazione dell’opera. La vicenda, ruota attorno ad un gruppo di attori, pettegoli, invadenti, boriosi e intriganti che, disperati e affamati, vivono per un breve attimo l’illusione della ricchezza nella speranza di riuscire a partire per una favolosa tournée in Oriente con Alì, ricco mercante delle Smirne intenzionato a formare una compagnia d’Opera, e tornare così carichi d’oro e di celebrità. Facili prede di mediatori intriganti, di impresari furbi e rapaci, i poveri artisti scoprono a loro spese che le regole del Teatro sono eterne e che la loro vicenda scritta 250 anni fa ha un grottesco sapore di attualità. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità, occupati a farsi la guerra per far carriera, invidiosi di una posizione nella gerarchia di palcoscenico, di un costume più o meno sfarzoso, di un privilegio in più e soprattutto di avere una paga l’uno più alta dell’altro, non si accorgono di essere delle piccole sciocche marionette i cui fili vengono manovrati da chi il potere veramente ce l’ha, per la sua posizione o per il suo denaro.
“È un grande affresco” spiega Roberto Valerio una cantata corale affidata all’insieme della compagnia che lo rappresenta: ogni personaggio, dal Turco al servitore, si rivela incisivo, necessario in un “divertissement d’ensemble” che restituisce il clima lezioso e libertino dell’epoca; ma che allo stesso tempo offre l’occasione per porsi alcune domande di sconcertante attualità: che importanza ha l’Arte e in modo specifico l’Arte teatrale nella società contemporanea? E che ruolo riveste all’interno di suddetta Arte, l’attore? In quale modo è possibile riuscire a realizzare spettacoli di grande valore artistico senza adeguate risorse finanziarie?

Credo che per gli artisti di teatro sia doveroso riuscire a costruire spettacoli che ‘parlino’ al pubblico di oggi, con un linguaggio assolutamente contemporaneo, così come ho cercato di fare già con il Vantone ed Un marito ideale. Nell’Impresario si parla di grandi illusioni, di grandi promesse, della precarietà del lavoro, della mercificazione del corpo che spesso impera nel mondo dello spettacolo… Togliendo ciò che è più datato, si porta in luce il nucleo vero del testo, che risalta grazie al linguaggio teatralissimo di Goldoni. Il suo ritratto dell’ambiente del teatro e degli attori, in particolare, è ancora straordinariamente attuale, con tutte le sue contraddizioni e precarietà. Ho cercato di rimanere fedele al testo originale, pur intervenendo sulla struttura drammaturgica, incastonando l’uno nell’altro i primi due atti, ‘tradizionale’ presentazione dei personaggi.
Dal punto di vista registico, ho immerso il testo in un’ ambientazione anni Cinquanta con  riferimenti vari alla filmografia italiana (ovviamente Fellini, ma anche Vita da cani di Monicelli, le atmosfere dell’avanspettacolo…) con molte citazioni. In questa commedia si ride, e molto, ma si riflette anche su temi importanti. Con tutti gli attori, poi, si è creata davvero una splendida collaborazione e lo spettacolo è davvero il risultato di un grande lavoro di gruppo.”

Orario spettacoli ore 21

Per info:  055 4220361/2

intero € 14 – ridotto € 12

Punto Box Office: dal lunedì al sabato ore 16-19

Teatro di Rifredi via Vittorio Emanuele II, 303 – 50134 Firenze

www.toscanateatro.it

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it