Sono di corvée proprio di sabato e mi presento alle casse della Coop di via Salvi Cristiani nel momento meno indicato: sono le 12.30 e tutta la popolazione europea è in coda insieme a me! Come tutte le code anche questa non viaggia, per cui mi annoio guardando e riguardando le strane facce delle persone che mi circondano: chissà che storie avranno tutte quelle anime; chissà chi è veramente felice e chi vorrebbe un’altra occasione per rifarsi una nuova vita. Mi giro distrattamente verso il bancone dei libri; le ultime uscite coi soliti nomi esterofili, tutto già visto anche se con lo sconto! Poi, un libretto più piccolo mi chiama… ah, guarda, Pirandello, figurati… che ci farà qui fra un libro di cucina e l’ultimo bestseller americano?

Finita la tortura della coda, rimango con la voglia di rileggere quel testo così consumato dagli anni e a casa subito lo recupero dalla libreria.

Ecco quello che mi “chiamava”: il libro parla della tanto agognata “seconda” opportunità…

L’annoiato e tradizionale Mattia Pascal viene accidentalmente creduto morto e, colta l’occasione al volo, inizia una nuova vita. L’esordio è spumeggiante, pieno di entusiasmo e di progetti, e anche la fortuna, ad un tavolo di casinò, lo premia generosamente. Neanche più problemi economici per Adriano Meis, il suo nuovo nome!

Ma lentamente, come un tarlo interno che rode le fondamenta più solide, l’anonimato a cui viene confinato il nostro Adriano, inizia a presentare un conto inaspettato: niente più possibilità di apparire ufficialmente, niente confidenza con nessuno, niente amici e niente amore: neanche alla nuova amata si può raccontare la verità! Questa immobilità, centro d’interesse della riflessone Pirandelliana, è la morte dell’uomo; la libertà tanto sognata è ancora una chimere. Stufo di questa condizione ingessata, Mattia finge quindi a sua volta un suicidio sperando di rientrare in possesso della sua propria vecchia vita.

Ma il fato si prende nuovamente gioco del disgraziato protagonista; rientrato in paese la moglie si è già rimaritata e ha pure una figlia, mentre tutto il contesto familiare è mutato. Stanco e ormai rassegnato a questo limbo privo di soddisfazioni, vediamo il protagonista, nell’ultimo quadro del libro, in pellegrinaggio sulla “sua” tomba mentre risponde a chi gli chiede: “Chi sei in realtà?”. Con un amarissimo: “Il fu Mattia Pascal!”.

Edizione commentata

Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1979

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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