La partenza di una tappa del Giro d’Italia è un’esperienza che andrebbe fatta, almeno una volta nella vita. Se non altro per i gadget. Gli omaggi, dati a piene mani dagli sponsor. Martedì a Campi Bisenzio, luogo di partenza della decima frazione, una famosa fabbrica italiana ha presentato una bevanda a base di birra mescolata con chinotto o gazzosa. Sappiamo che i puristi storceranno il naso (anche se in Austria e Germania il mix birra-limonata è gettonatissimo), ma le piccole, eleganti lattine da 15 cc, offerte già fredde al punto giusto, andavano giù benissimo. Visti anche il sole e la temperatura. Naturalmente non poteva mancare tutto il resto. Cappellini, palloncini, profumatori per auto, buoni sconto, confezioni di salviette umidificate, cuffie rosa per doccia, bandane, bandierine, bottigliette d’acqua, borracce, latte e cioccolato, biscotti.

1Sì, perché al Giro tutto è sponsorizzato. Non esiste un centimetro quadrato privo di logo. Il Giro senza sponsor, del resto, non potrebbe esistere. Come non potrebbe esistere senza le ragazze immagine. La novità di quest’anno, a tal proposito, sono state le ombrelline schierate sul palco. Quattro ragazze vestite (pochissimo) con i colori delle maglie delle varie classifiche. Rosa, blu, rosso e bianco. Che hanno poi aperto ombrelli dello stesso colore dell’abito, non per segnalare la pioggia bensì la partenza imminente. E alla fine si sono materializzate, quasi dal nulla, anche le biciclette. Con sopra, immancabili, i ciclisti. Tanti e coloratissimi. Anche loro sponsorizzatissimi. E mentre si concludeva il conto alla rovescia e iniziava la tappa, gli “addetti alla fatica” avevano già cominciato a smontare tutto. Gli scenari che fanno da sfondo alla rappresentazione si ripiegano velocissimamente, perché il giorno dopo dovranno essere pronti per un nuovo happening. Il rumore, il movimento, il caos vengono portati via dai ciclisti che se vanno. La gente sciama per le strade, tutto riprende il colore, spesso grigio, della normalità per qualche ora sospesa.
Tristi? Un po’. Anche perché la birra, adesso, dovremo andare a comprarcela.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.