Per molti di quelli che oggi hanno intorno ai cinquantanni la visione del film “Incompreso” è stata la prima esperienza dolorosa della loro vita. Il dolore è entrato in quei ragazzi di ieri prima dalla televisione e poi dalla realtà. Praticamente una sorta di allenamento. Non ci poteva essere lezione migliore perchè il film non lesina, induce senza scorciatoie al pianto, ci mostra un dolore vero, assoluto e per giunta anche democratico e vicino di casa, perchè riguarda tutti, anche un ragazzo di tredici anni che vive a Firenze.

Andrea, il ragazzo protagonista del film, sta facendo la doccia cantando di felicità. Esce dalla doccia, non trova l’accappatoio e comincia a gridare con naturalezza: “Mamma, mamma!”. All’improvviso il grido gli muore in gola perchè si rende conto che la mamma non potrà arrivare ad abbracciarlo con il suo accappatoio caldo, perché la mamma non c’è più, la mamma è morta. Il ragazzo ora è inchiodato in mezzo al bagno con il viso e gli occhi bagnati.

Andrea è incompreso. Incompreso dal padre troppo compreso nel suo lavoro e nel dolore della morte della giovane moglie. Incompreso dal fratello troppo piccolo per comprendere cosa voglia dire morire. Andrea vorrebbe essere incompreso solo dal suo dolore. E allora a lui non resta che vivere il suo dolore infinito da solo a casa sua. La sua casa in realtà è una bella villa con un parco sopra Porta Romana, tra il viale Torricelli e il viale del Poggio Imperiale. Il giallo della facciata fa ancora capolino tra il verde.

Andrea scopre nello studio di suo padre un registratore. Per curiosità preme un tasto e quella che sente è la voce di sua madre che parla felice con suo padre. Che bello risentire la voce della mamma! Andrea è sorpreso e l’ascolta attento fino alla fine. Poi per riascoltarla preme un altro tasto pensando di riavvolgere il nastro. Non sarà così. Evidentemente deve aver premuto il pulsante sbagliato perché adesso la voce della mamma non c’è più. Corre in un negozio per cercare di farselo riparare, ma nonostante le sue insistenze gli verrà detto: “E’ inutile, non c’è più la registrazione”. Andrea non potrà più sentire la voce della mamma.

E, ovviamente, il film non ha un lieto fine consolatorio. Come il dolore del resto. Però nella vita c’è anche lui e non possiamo fare altro che viverlo senza scorciatoie perché non ama essere preso in giro. Ci mette poco a nascondersi birichino e a ripresentarsi all’improvviso più forte che mai.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.