Non tutti gli autovelox vengon per nuocere. E c’hanno pure un’anima. O quantomeno l’autovelox di ponte all’Indiano una quasi sera di qualche giorno fa. Non c’è traffico e si è tentati di andare alla velocità che ci va di andare. Si sta bene e tutti i finestrini sono abbassati. La radio sceglie per me la musica. A 70 km/h (o forse qualcosa di più) procedo in direzione Peretola. Davanti a me, dietro i cavi di acciao, Monte Morello sembra imponente. Sotto di me il Mugnone si getta anche oggi nell’Arno. Improvvisamente si materializza a lato della strada la sagoma grigia di un oggetto metallico piuttosto grosso e piuttosto brutto. Si è proprio lui, il famigerato autovelox del ponte all’Indiano, direzione Nord. Non ricordo mai a che velocità bisogna andare in quel tratto del ponte all’Indiano.  Se a 40 Km/h, come è stato per tanto tempo, o se invece il limite di velocità è stato portato a 50 Km/h, o addiruttura a 60 km/h. Spero nei 60. Il piede destro comunque non ci sta tanto a pensarci sù e spinge con violenza sul pedale del freno. E inchiodo proprio all’altezza dell’autovelox. Il contachilometri segna 50 Km/h (il giusto mezzo). Mi accorgo che alla mia sinistra sull’altra corsia, una macchina di un bianco fiammeggainte ha fatto la stessa cosa ed ora cammina fianco a fianco al mio vecchio carrozzone che invece è di un verde che non esiste in natura. Mi volto e la conducente è una bellissima ragazza bionda. Evidentemente siamo sintonizzati sulla stessa radio perchè anche lei sta ascoltando a sky full of stars dei Coldplay. Io e lei procediamo fianco a fianco a pochi centimetri di distanza. Lei abbozza una smorfia del viso che probabilmente solo il mio stato mentale alterato mi fa credere che sia un sorriso. Io invece rido come un cretino. Comunque, sia io che lei non accelleriamo, nonostante che l’autovelox sia già alle nostre spalle. Siamo a 30 Km/h e la canzone continua a suonare alla radio. Improvvisamente un concerto di clacson alle nostre spalle fa spegnere le stars dei coldplay e quel piccolo incanto all’autovelox del ponte all’indiano. Lei accellera e va via. Tutto qui. Ma ora siono proprio convinto che anche gli autovelox hanno un’anima.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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Il casellante