Un giorno di un paio di anni fa stavo tornando a piedi verso casa, dopo una serata con amici: passo svelto e sguardo serio. A un certo punto, dietro di me, un ragazzo che non conosco mi parla in una lingua tra italiano e inglese. Stava cercando di slegare la sua bici e nel frattempo mi chiedeva di aspettare perché aveva qualcosa da dirmi. Lo guardo cercando di quantificare il pericolo e mi accorgo di un viso giovane, orientale -forse giapponese- di una dolcezza infinita. Decido che è innocuo e aspetto. Incastrato tra la bici, la catena, e lo zaino tira fuori da quest’ultimo un grande album di fogli color crema con alcuni schizzi disegnati. Ne strappa uno e in fretta scrive il suo nome e la mail, e me lo passa. Con un inglese un po’ arrangiato mi spiega che è pittore e scultore. “Vuoi farmi da modella?”, mi chiede.

Forse ho riso, forse ero lusingata, o forse ho pensato che fosse un modo originale di provarci.
Non ricordo.

Lo saluto con la promessa di pensarci e una volta a casa verifico la mail, il suo sito e mi rendo conto che non ha detto bugie circa la sua professione e i suoi lavori.

Dopo qualche settimana gli scrivo chiedendogli qualche informazione (dovevo essere nuda? Perché la cosa un po’ mi imbarazzava, a dire il vero)e gli propongo uno scambio: fargli da modella in cambio della sua storia.

Passano due anni e solo qualche mese fa mi risponde. Mi invita a passare nel suo studio, la mia idea gli piace.

Occupo la metà delle mie giornate a pensare a chi sono (così italiana in Messico e così messicana in Italia), al ruolo dell’identità, e delle nostre contraddizioni. La curiosità dopo un incontro e il futuro del giornalismo. E infine concludo che tutto inizia con una storia.

La mia, la tua, quella del vicino che porta il gatto a fare i bisogni in strada con un guinzaglio.
E che molte cose di cui mi piace scrivere voglio averle vissute in prima persona.

Questo è quello che troverete in questa rubrica.

Storie che partano da qualcosa che ho vissuto io, o storie che nessuno le considererebbe tali.

Un giornalismo gonzo, che è a metà tra narrativa e giornalismo, che lascia lo spazio alle sensazioni personali, al punto di vista chiaramente illustrato, e si prende un po’ gioco delle situazioni.

Sono benvenuti ironia, autoironia e sprazzi di poesia. No razzismo, omofobia o perditempo.

Comunque l’altro giorno ho trovato nel cestino della mia bici un paio di calzini usati, lasciati da qualcuno durante la notte.

Li ho guardati per un po’, belli bagnaticci, senza sapere bene cosa fare. E infine pudicamente con un fazzoletto li ho buttati in un vero cestino. Forse un giorno ci farò sopra un articolo.

Ma questa è un’altra storia.

bici

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Elena Di Bella Manca

Pensatrice a tempo pieno, un po’ italiana, un po’ messicana.
Mi piace scrivere attraverso il giornalismo gonzo: a metà tra narrativa e giornalismo.
Immergersi nell’articolo, entrarci e viverlo di persona. Per capirlo, per approfondirlo. Perché tutto inizia con una storia.

TESTTTTTTTTTT

Zucchero a velo