Firenze è ormai a un passo dal blocco totale del traffico. Alla stazione di Santa Maria Novella, qualche giorno fa, il momento sembrava davvero arrivato. Il terribile scenario immaginato negli anni Ottanta dal film “L’ingorgo” era a un passo dall’avverarsi. L’abbiamo scampata per un pelo, ma per quanto si potrà ancora andare avanti? Vero, i lavori della tramvia incombono e il futuro che ci aspetta sarà radioso e sostenibile. Siccome però − come diceva un … vecchio amministratore fiorentino di qualche anno fa − «di doman non v’è certezza» bisogna pensare al presente. Con gli abitanti di piazza Indipendenza e zone limitrofe che urlano “qui si soffoca!”. Incastrati tra veicoli di ogni tipo col motore acceso, ma rigorosamente fermi. Che sputano veleni a tonnellate: un presente, il loro, pieno di polveri sottili e sottilissime, ossidi, nitrati, metalli più o meno pesanti e anidridi. E che, poveretti!, prima di chiedere (come hanno fatto) garanzie su quello che respirano, devono studiarsi il sistema periodico degli elementi.
Il problema è che gli amministratori sono tutti grandi futuristi. Che immaginano e costruiscono il meglio per i cittadini, ma sono sempre proiettati più in là. Dicono che quando tutto questo caos sarà finito non ci saranno più problemi di traffico, che gireremo con la tramvia e che quindi bisogna avere pazienza. E sono talmente proiettati sul dopo che l’adesso diventa un’inezia, quasi un intralcio.
Certo, questa è una città stretta, in cui la coperta è sempre troppo corta. Tira di qua, spingi di là, ma i bus sono sempre troppo grandi, e poi c’è anche gente che vuole andare col SUV in centro. E lo vuole anche parcheggiare. Tutto vero. Ma, qualcuno potrebbe obbiettare, loro, gli amministratori, sono lì per risolverli, i problemi, non per crearli.
«Chi vuol essere lieto sia…» diceva lo stesso amministratore di prima. Facile. Allora avevano solo carri e cavalli.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.