Sono innamorato della mia tristezza cantava Billy Corgan in Zero. E il vecchio Corgan di tristezza e attorcigliamenti delle budelle se ne intendeva, basta ascoltare l’intro della sua Mayonaise per capire che di malinconia ne aveva pieni gli armadi e che sapeva come trasformarla in arpeggi ed accordi. Dagli anni del Grunge e dei tormenti di Corgan, Cobain, Buckley e soci ne sono passati di anni, qualcuno ci ha lasciato le All stars, altri sono semplicemente invecchiati, Eddie Vedder si è ammorbidito, ma tutta quella roba che hanno cantato e distorto rimane nell’aria.

E non so se, come scrive Gramellini nel suo Buongiorno su Inside out, la tristezza sia passata di moda o se è diventata un tabù, credo semplicemente che oggi siamo tutti delle piccole reginette della scuola, abbiamo sempre gli occhi addosso, perennemente in vetrina sui nostri social network e allora forse c’impegniamo semplicemente di più per nasconderla, nessuno vuole passare per lo sfigato del villaggio globale, allora ce ne vergogniamo.

E lo sforzo della Pixar di ritagliare un ruolo di utilità a questa emozione è ammirevole, nella testa della piccola Riley di Inside Out si muovono 5 emozioni che sono anche personaggi del film e quando Riley, a causa di un trasloco dal suo amato Minnesota a San Francisco, si sentirà persa e comincerà a trasformarsi in un’adolescente difficile, dentro la sua testa ci penserà Tristezza a salvare il culo a tutti. E solo quando tutti avranno capito che quella tipa blu, goffa e occhialuta è utile alla causa cominceranno a rispettarla e a volergli bene.

Non lo so, ci ho pensato parecchi giorni e no, non mi convince. Io voglio essere triste e improduttivo, voglio ascoltarmi Mayonaise degli Smashing Pumpkins per ore senza che questo sia utile a niente se non semplicemente a farmi sentire appunto triste e solo. Inside Out mi ha ricordato i tentativi dei politici di far passare l’immigrazione per qualcosa che ha un tornaconto, “ci pagheranno la pensione”, “si occuperanno di noi da vecchi”, “faranno ripartire l’economia”. Beh, magari ma è per questo che dobbiamo essere accoglienti con loro? Perchè sono utili?

Essere tristi può non servire a niente, si può essere tristi e basta senza che la nostra tristezza diventi l’ingranaggio che fa girare il mondo. Inside out è un bel film con invenzioni geniali ma dopo fatevi un giro Nel paese delle creature selvagge, un racconto/film che porta quattro firme incredibili: i disegni di Maurice Sendak, le parole di Dave Eggers, la regia di Spike Jonze e le musiche di Karen O. Anche laggiù ci sono tutte le nostre emozioni che diventano personaggi, ma sono inutili, spaventose e scostanti. È semplicemente la storia di Max. Un bambino come ce ne sono milioni, come Riley, pieni di rabbia e, inevitabilmente, sensi di colpa, grossi e spaventosi come creature selvagge. Ma quella è una storia di una riconciliazione con la parte meno facile di noi stessi che non passa dall’assegnazione di un ruolo o di un compito. Max impara ad amare le proprie emozioni, che siano utili o meno, anzi, è proprio il fatto di comprenderle, e smetterle di giudicarle che le rende meno pericolose e dannose. Ma non è facile, certe volte bisogna andare laggiù dove le creature sono veramente selvagge, e farci i conti.

Spike Jonze ci porta lì, ed è un viaggio dolorosamente bello, Pete Docter purtroppo ci fa solo dare un’occhiata.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.