Ho avuto il piacere di conoscere Martina qualche anno fa partecipando a una delle visite organizzate da “Il Filo di Arianna“, un’associazione di visite guidate che opera in Toscana, anche e soprattutto sulla zona di Firenze.

Abbiamo già visto Martina raccontare le favole di Boccaccio per farci compagnia durante la quarantena in un precedente articolo, ma la protagonista di questa intervista non è soltanto una guida turistica, bensì un’anima eclettica che andremo a scoprire nelle prossime domande!

Ciao Martina, come è nato il tuo amore per l’arte?

Il mio amore per l’arte è nato grazie alla mia mamma che è sempre stata appassionata di Antico Egitto e di viaggi.

Fin da piccola mi ha fatto viaggiare e abbiamo sempre fatto tantissime gite fuori porta, seguendo anche i miei studi d’infanzia (se per esempio ero a studiare gli Egizi andavamo in gita al museo di Torino, se ero a studiare gli Etruschi andavamo in gita a Populonia, ecc). È un amore che è sempre rimasto meramente una passione fino al 2015, quando ho deciso di fare il corso per diventare guida turistica.

Quando hai deciso di diventare guida turistica? È un lavoro che permette di fare delle belle esperienze? Racconta quelle più significative.

Ad inizio 2015, per caso: il dicembre precedente avevo terminato il mio percorso universitario con la laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane a Firenze e a febbraio 2015 mi era finito il contratto di collaboratore scolastico (esatto, ho lavorato anche come bidella alle scuole elementari).

Mentre aspettavo di fare il fatidico TFA (il mio obiettivo da anni era quello di diventare professoressa di spagnolo) una mia amica mi chiese se avevo voglia di fare con lei un corso per diventare guida turistica. Io decisi di farlo per acculturarmi ulteriormente, senza pensare di abbandonare i miei precedenti propositi. Poi invece mi appassionai così tanto che decisi di dedicarmici completamente: sarebbe stato il lavoro che mi avrebbe permesso di coniugare la passione per l’arte con quella per le lingue straniere! Presi il patentino a febbraio 2016 e poco dopo iniziai a lavorare: all’inizio con gli stranieri e poi soprattutto con gli italiani, creando “Il Filo di Arianna” alla fine dello stesso anno. Adesso ho altri tre collaboratori esterni e il progetto sta andando molto bene (Coronavirus permettendo).

Il lavoro di guida è un lavoro molto bello e ti permette di fare sempre una delle cose che amo di più: studio e aggiornamento (continui). I luoghi in cui lavoro sono principalmente Firenze, Siena, San Gimignano, Monteriggioni e Certaldo, ma mi piacerebbe in futuro specializzarmi anche su Volterra. Oltre all’arte anche la storia è sempre stata un mio pallino e mi sono specializzata principalmente dall’Alto Medioevo fino al primo Settecento.

Quando ti sei appassionata alla lirica?

La passione per la musica lirica è nata di conseguenza alla mia passione per la musica symphonic metal e per la voce di Tarja Turunen dei Nightwish. A 17 anni entrai a far parte di una corale polifonica e a 21 anni decisi di prendere le prime lezioni di canto, semplicemente per formare una band symphonic metal (non pensavo assolutamente di diventare cantante lirica).

La mia prima maestra era molto appassionata di musical e con lei iniziai principalmente un percorso “musical”.
Nel 2011 entrai a far parte di una band di Pontedera in cui facevamo principalmente cover dei Nightwish e nel 2012 in una compagnia di musical con cui ho girato parecchi teatri della Toscana con i musical “Notre Dame de Paris” e “Sweeney Todd”. Nel frattempo cambiai maestra di canto e la nuova maestra mi indirizzò al canto lirico, così la mia passione per il genere crebbe a dismisura e abbandonai progressivamente gli altri progetti canori per dedicarmi al canto lirico, che sorprendentemente mi ha poi dato tante soddisfazioni, soprattutto dal 2016, quando decisi di dedicarmi principalmente al canto barocco, specializzandomi in Pergolesi, Vivaldi, Haendel e Bach (tuttora il repertorio di mia elezione).

Vedo che ti piacciono generi musicali molto diversi!

Sì, un altro genere di musica che adoro oltre a quasi tutto il metal, (con preferenze verso il folk metal e il symphonic metal) è sicuramente la musica celtica e d’estate cerco di non perdermi mai un festival celtico.

Condivido queste passioni con il mio compagno, batterista metal e suonatore di cornamusa, con cui amo anche fare viaggi a tema celtico e medievale.

Le persone rimangono generalmente stupite del fatto che ti piacciano sia lirica che metal?

Le persone generalmente rimangono stupite soprattutto dal fatto che sia un po’ una tuttofare (nei limiti del mio possibile): passo da Vivaldi a Michelangelo senza problemi.

Un tempo meravigliava molto che cantassi metal… adesso meraviglia che l’abbia fatto in passato. Quest’anno avrei voluto riprendere il genere, ma si vede non era l’annata giusta. Però lo insegno: ho tanti allievi che studiano con me per cantare metal (principalmente canto pulito o impostato, ma mi sto piano piano facendo una cultura anche sul canto estremo).

Quali altri interessi hai al di fuori dell’arte e della musica? A quali studi ti sei dedicata al liceo e all’università? Hanno avuto un ruolo importante?

Al di fuori dell’arte e della musica ho sempre avuto un amore per le lingue straniere, infatti sono stati i miei studi superiori e universitari.

Conoscere le lingue straniere ti permette di viaggiare molto più facilmente e di comunicare molto più esaurientemente (sia a livello linguistico che culturale). E per il mio lavoro sono fondamentali. Le lingue in cui sono specializzata come guida sono lo spagnolo e l’inglese, ma so anche un po’ di tedesco, portoghese e francese. Il che non guasta nemmeno per il canto (ho una bella fetta di repertorio in tedesco e francese).

Che consiglio vorresti dare ai giovani che si affacciano al mondo del canto lirico?

Il consiglio che ho per chi si affaccia al mondo del canto lirico è di non darsi mai per vinti, ma anche di tenere i piedi per terra: purtroppo in Italia la situazione è dura, ma è un lavoro che si può portare avanti, magari affiancandolo con un altra occupazione. Un altro consiglio è quello di essere consapevoli del proprio repertorio: non si può cantare tutto e ci sono delle tappe (anche fisiologiche) da rispettare. Insomma, bisogna avere pazienza, ma chi va piano…va sano e va lontano, o sicuramente ottiene delle soddisfazioni: non è importante “diventare famosi” ma cantare al meglio e fare bella musica insieme agli altri.

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Martina Barreca – Soprano

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Elena Sofia Frati

Studentessa di Lingue dell’Università di Firenze, classe 1992, appassionata di musica, cinema, letteratura. “Canto” e “suono” per la gioia dei miei vicini. Interessata alle questioni di genere, amo scrivere ed avere una stanza tutta per me per poterlo fare.