Qualche anno fa ho passato un periodo in cui non riuscivo a dormire e allora spesso mi alzavo dal letto e uscivo per correre. Non sono mai stato uno resistente ed è stato l’unico periodo in cui riuscivo a correre più di dieci chilometri. Partivo da casa che fuori era ancora buio e la luce dei lampioni rendeva giallognole tutte le cose. Passavo nel centro di Campi Bisenzio superando il fiume e ricordo che quando passavo davanti al Bar Franco mi stupivo ogni volta di trovarlo chiuso. Ho sempre pensato che fosse un posto pericoloso e pieno di gente fuori di testa, ma vederlo sempre aperto mi ha sempre dato un senso di sicurezza. Poi proseguivo verso l’Osmannoro, dal buio e i pezzi di vetro che sentivo sotto le scarpe arrivavano all’improvviso le luci di McDonald e Ikea, ombre cinesi intorno ai loro capannoni, autobus vuoti e goffi come balene assonnate.

Se non uscivo a correre finivo per fare pensieri assurdi per tutta la notte, poi finiva che mi addormentavo e la mattina avevo in testa emozioni che non riuscivo a rigovernarmi con la luce del giorno.

Una di quelle notti sono andato all’UCI, allo spettacolo di mezzanotte e sono andato a vedermi uno di quei film biografici tratti da storie vere che di solito mi fanno venire voglia di soffocarmi con uno dei miei calzini, il film era The Help. Ma c’era Emma Stone, una tutta occhi e zigomi e allora ho lasciato i miei calzini nelle scarpe perché sarò superficiale, ma a volte per me i film sono solo una questione di occhi e di zigomi. Ci eravamo già incontrati con Emma e avevamo ucciso centinaia di Zombie in un altro cinema. Mi piace. Ha l’aria di una di quelle ragazze che incontri quando ti senti allo stesso tempo ragazzino e abbastanza grande per perdere la verginità. T’immagini che i suoi occhi possano tirare Plutone o qualche altro pianeta assurdo fuori dal suo solito giro e che sia una tipa che vive per le sue cose, il rock, la poesia, la cucina macrobiotica, il vintage e che se gli racconti la tua infanzia di merda magari riesci a colpirla abbastanza per convincerla a dividere un pezzettino di vita con te.

Dentro alla sala da solo la guardo e mi sembra che a un certo punto mi dica che l’unico modo per risolvere quello che mi sta accadendo sia dormire, e allora a un certo punto forse ci siamo davvero addormentati e io dovevo avere i suoi capelli sulla faccia perché sentivo odore di pane. E prima di crollare devo averle detto anche qualche cazzata sull’amore e su quanto fa male perdere le persone. Abbiamo solo dormito ma alla fine va bene così, che è sempre meglio di essere diventati amici per la vita o che mi abbia detto che si sentiva al sicuro come con un fratello.

Quando mi risveglio c’è una luce incredibile, un tipo vestito di giallo e di blu mi dice di levarmi dal cazzo perché deve pulire e poi, poi nulla, nel cinema o su di me non c’era più niente che potesse dimostrare che Emma era stata lì con me a dormire.

Sono passati anni, lei ora è di nuovo in giro per i cinema di notte, sempre con gli stessi occhi e gli stessi zigomi. Il film parla di un Irrational Man, e se non riuscite a dormire o avete problemi con i vostri pensieri Emma è la risposta.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.