Non sono professioniste, non hanno visibilità, molto spesso percepiamo la sensazione che le ragazze del rugby italiano vengono, almeno fino a qualche tempo fa, snobbate e non fatte accedere al giro del “rugby che conta”. Ma ci sono. Infatti è notizia di questi giorni che per la prima volta nella storia del rugby italiano una formazione azzurra si è qualificata seconda nel torneo delle Sei Nazioni.

Tale risultato, accostato all’ennesimo e dolorosissimo cucchiaio di legno dei colleghi maschi confermato da una assurda sconfitta contro la Francia, dovrebbe far riflettere tutti. Stiamo realmente seguendo la strada giusta? Le ragazze di Di Giandomenico ci stanno ricordando cosa è realmente il rugby. Sacrificio. Donne che lavorano 5 giorni a settimana, per mantenersi, che sacrificano la loro vita per una passione, il rugby.
Sicuramente qualcuno punterà il dito su una certa differenza di difficoltà delle partite affrontate, che le due categorie, maschile e femminile, non sono neanche paragonabili come intensità e chi più ne ha ne metta. Forse in queste affermazioni c’è del vero ma secondo il mio modesto parere il punto è un’altro: Il professionismo ancora, e forse fortunatamente, non le riguarda, le Italdonne giocano per divertimento. E forse è questa la differenza.
O’Shea e tutto lo staff tecnico della nazionale maschile dovrebbero prendere esempio visto che la nazionale maschile, nonostante un evidente miglioramento in molte fasi di gioco, sembra mancare del “killer instinct” ancora non riesce a concretizzare quanto faticosamente crea. Tutti gli assalti alla linea di meta Francese di sabato andati in fumo dovrebbero dirci qualcosa.
Non sappiamo se è la soluzione al loro problema ma un approccio più simile a quello che ci mostra la Italdonne potrebbe essere di aiuto.

Ora, giustamente, le ragazze della nazionale stanno reclamando, sui social, il posto che si sono guadagnate. La Federazione Italiana Rugby ha fatto tante promesse di potenziamento del movimento femminile, sperando in un lavoro fatto, stavolta, come si deve.

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.