Estate finita e il mare si allontana; e allora rituffiamoci ancora una volta e proviamo a seguire una rotta pazza che ci farà circumnavigare il pianeta insieme a questo tenace e fiero marinaio statunitense, Joshua Slocum.
Chiariamo subito che il suddetto è stato il primo a attraversare tutti gli oceani in solitaria e già questo è un bel punto a suo favore. Ma dalle pagine del suo personale diario di bordo traspare un modo di vivere il mare, e la vita, molto ma molto diverso dal concetto moderno. Un esempio per tutti: la barca, il leggendario Spray, fu costruita interamente dalle abili mani del navigatore stesso che, per giunta, ascia e sega a tracolla, si infilò nella foresta finché non trovò la pianta adatta a diventare l’albero “maestro” dello sloop!
Dove possiamo spingerci nella sfida contro il mare? Fino dove possiamo combattere la tempesta? In tutti i libri di mare troviamo ampi paragrafi che descrivono questa battaglia impari e generazioni di pseudo marinai hanno aspettato la tempesta perfetta per il confronto finale. Questo pensiero era però lontanissimo dalla filosofia di Slocum: il mare non si aggredisce ma lo si naviga, fin dove si può. Nel suo diario, infatti, le pagine dedicate agli uragani sono ridotte a poche righe scarne e deludenti per chi cerca la celebrazione della vittoria sui marosi. Non interessava questo a Slocum, per questo troviamo solo poche indicazioni tecniche tipo: “vento da est a 65 nodi, doppia ancora; catena di 80 metri; fermo in rada ad aspettare che il vento si sfoghi”.
Sembrerebbe un freddo distacco dalle emozioni, mentre è semplicemente compostezza, capacità e rispetto del mare. Non è importante esibire niente, né muscoli né tecnologia, è importante entrare in sintonia con l’acqua, col suo ritmo, col suo respiro, accettando quello che viene offerto in quel momento.
Un diario vecchia maniera sull’etica della vita. Fateci qualche miglio insieme!
Nel 1909, all’età di 65 anni, Joshua Slocum salpò per l’ultima volta con lo Spray verso le Indie Occidentali. Non arrivarono mai, ma Joshua e la sua creatura sono ancora là, da qualche parte, con il vento che li carezza…
Edizione commentata
Joshua Slocum, Solo, intorno al mondo, Ugo Mursia Editore, Milano, 2002

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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L’acqua cheta

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Terra ignota