IMG-20150824-WA0001Il mio mestiere ha il privilegio di una vetrina quotidiana su un pezzetto della vita degli altri:“Un caffè prego” e poi: forte, in vetro, col latte, corto, lungo, tiepido… La splendida varietà umana insomma.
Ma, se le ordinazioni di un caffè al bar sono così diverse tra loro, c’è una cosa che accomuna tutti i clienti, senza distinzione di sesso, età o agiatezza, ed è … L’occhiata.
Si possono indossare neri pantaloni d’ordinanza o fogge colorate e fantasiose, si può essere dotati di dimensioni più o meno accattivanti, di rotondità più o meno evidenti o piacevoli, ma è lì, che lo sguardo del cliente si posa.
Su quel punto affascinante, uguale per tutti, ma diverso in ognuno, sul quel meraviglioso momento in cui il corpo, dopo la fatica di trasformare il piede in caviglia, la caviglia in polpaccio e poi in coscia, si dimentica per un momento il “dovere” della colonna vertebrale e si concede un attimo di bellezza conturbante.
Quel luogo dell’immaginario fisico più decantato nella storia
La scena è questa: il cliente entra, fa un cenno di saluto e poi ordina: “un caffè, grazie”, la barista annuisce, sorride, si volta e si avvicina alla macchina del caffè e… Eccola che arriva, puntuale come un cu-cù, scattante come un felino, attenta come un bambino in ascolto della sua fiaba, furtiva o insistente dipende, non occorrono giochi strategici di specchi perché la barista sappia.
La barista l’occhiata la sente, la percepisce, la ascolta con tutti i sensi, sa che è inevitabile; ma se l’occhiata di una donna arriva indagatrice, attenta, critica, alla fine innocua, quella degli uomini arriva come… Cucita. La si percepisce fisicamente, quasi una mano guantata, un’insistenza noiosa di mosca tze tze, il posarsi grave di un paio d’occhi ciechi tornati alla luce.
Sono molte le lodi dedicate a questo affascinante luogo del corpo, e spesso anche dell’anima, e io piccola barista della periferia fiorentina, niente posso aggiungere a simili liriche, ma sappiate, voi frequentatori di ogni tipologia di bar, voi clienti affezionati o avventori occasionali, maschi variegati che cercate di mascherare con abili giri d’occhiate l’altezza del vostro sguardo, sappiate che la barista sa, conosce la sua funzione di puntaspilli, di dispensatrice di “parte” di sé stessa, di occasionale donatrice di fisicità momentanea.
Sa, é conscia, e le capita di essere alternativamente orgogliosa, infastidita, o indifferente alle diverse occhiate, ma non sarà mai, e poi mai inconsapevole.
Inoltre, siccome anche alla barista è capitato di entrare in un bar e ordinare un caffè, e siccome un barista maschio può essere altrettanto interessante, care signore fatevi disinteressatamente consigliare un caffè in quel bar in via…

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…