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Mi chiamo Sergio Lipari, sono nato a Firenze ma ho abitato a Sesto dalla nascita fino al 2010, anno in cui mi sono trasferito nel centro del capoluogo toscano.
La mia famiglia è a Sesto, la casa dei miei nonni a Sesto, gran parte degli amici, le scuole frequentate, etc, sono lì.
Sesto è insomma la mia vita. Sono, e sempre mi sentirò, Sestese.

Videominuto è una rassegna internazionale che si svolge ogni anno e, come suggerisce il nome, mette in concorso video della durata di un minuto.
Quest’anno ho partecipato, con un progetto chiamato “La bellezza”, un video girato nella lottizzazione che si trova davanti al centro commerciale Coop di Via Pasolini a Sesto Fiorentino.
Il tema di quest’anno “Le periferie da rammendare” invitava i partecipanti ad accendere i riflettori sulle periferie appunto, zone quasi sempre associate all’idea di degrado e incuria, purtroppo.
Così è nata l’idea, partita da Daniele, ex compagno di classe nonché caro amico, di utilizzare questo canale per lanciare un grido di allarme, in sostegno delle realtà di periferia che avrebbero dovuto rappresentare un’opportunità per chi sceglie di andare a viverci, ma che spesso sono oggetto di un’attività edilizia trascurata.
Progetti che sulla carta sono convincenti e attraenti che alla fine si traducono in opere parzialmente realizzate e lasciano in bocca un senso di sgomento e frustrazione.
Cantieri infiniti lasciati in stato di semi abbandono che rubano spazio, tempo, denaro, dignità ai cittadini.
È il caso della lottizzazione in oggetto, dove i lavori sono pressoché fermi, paralizzati, con l’erba che prova a tornare padrona del suolo che le apparteneva e chi ha comprato casa e ci vive, si trova in una situazione a dir poco vergognosa.
Mancano gli alberi che avrebbero dovuto esserci, manca l’illuminazione, ci sono camion e attrezzi lasciati lì come scheletri di dinosauri.

Ho intitolato il video “La bellezza” perché nel finale ho inserito una frase tratta dal film “I cento passi”, una frase in cui Peppino Impastato (interpretato da Luigi Lo Cascio) ricorda come le cose belle vengano distrutte in nome del denaro e degli interessi, per essere sostituite da un qualcosa a cui poi ci abituiamo e di cui impariamo a giustificare la presenza per il solo fatto che ormai è lì, esiste.
Dovremmo invece abituarci alla bellezza, avere il culto della bellezza e pretendere la bellezza in senso lato.
Bellezza intesa come cura di noi stessi e degli ambienti che decidiamo di costruire per poi abitarli e viverli.
L’abitudine al “brutto” è una sconfitta.

Non ha vinto il primo premio ma è arrivato in finale ed ha avuto (sta avendo) tanta visibilità. E questo era l’obiettivo mio e di Daniele.”

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Sergio Lipari

Fiorentino, laureato in Industrial Design presso la Facoltà di Architettura di Firenze, non amo definirmi, forse perché non so come definirmi.
Sono viaggiatore e lettore, mi occupo di design, grafica e fotografia.
Ho due grandi passioni che mi accompagnano fin da piccolo e proprio non riesco a farne a meno: la chitarra e il LEGO.
Con quest’ultimo, mi diverto a interpretare e raccontare la realtà che mi circonda, in un esercizio che sta a metà strada fra il ludico e il serio.
Ho vissuto a Barcellona e mi reco spesso in Messico, dove ho lavorato e soggiornato per lunghi periodi. Amo Frida, Diego e il mezcal, che in una calda, stellata notte messicana mi ha regalato la sbronza che mai scorderò in vita mia.

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