2Buongiorno, sono un custode. Nella scuola si parla sempre degli insegnanti e mai di noi, che pure svolgiamo un ruolo importante e delicato. Non crede che meriteremmo più attenzione? Francesca

Ha ragione, nella scuola ci si dimentica troppo spesso che esistono i cosiddetti Ata, il personale amministrativo, i tecnici e i collaboratori scolastici, quelli che una volta chiamavamo bidelli e che oggi spesso si chiamano custodi (con un bel termine, che evoca il prendersi cura). Senza di loro le scuole non potrebbero andare avanti. Letteralmente. Ma non è solo una questione organizzativa. I custodi hanno un ruolo fondamentale soprattutto nell’educazione dei ragazzi perché passano molto tempo con loro e, durante le mattine di scuola, vedono e ascoltano molte cose che preside ed insegnanti ignorano.  Ai custodi, più che ad altri, gli studenti raccontano le vicende familiari, le delusioni per un brutto voto, la rabbia e l’apprezzamento verso gli insegnanti, le gioie e le pene d’amore. E da loro imparano norme di comportamento fondamentali per la loro crescita, tra le quali la puntualità, la cura degli ambienti, l’osservazione delle norme di sicurezza, il rispetto per la disabilità.

Insomma, sono figure di riferimento importanti in una scuola. E molti tra noi adulti, se provassimo a tornare indietro con la mente, ricorderemmo senz’altro un custode che ci è stato vicino. Per questo una comunità scolastica che si rispetti ha il compito di valorizzare il contributo di ognuno, anche di chi fa un lavoro apparentemente più umile, ma delicatissimo. Tutti però dovremmo essere formati, soprattutto sulle relazioni e sul valore delle emozioni. Perché a nessuno può essere consentito di improvvisarsi educatori. Nemmeno ad un custode.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.