scuolaSi fa un gran parlare della scuola, in questi giorni: “L’Italia cambierà se metteremo al centro la scuola”, per ora sono solo parole. Noi per precisa scelta abbiamo sempre optato per affidare l’educazione e l’istruzione dei nostri figli alle scuole pubbliche e, se tutto è scorso più o meno bene per i figli “normali” (proprio perché normali), non così è stato con Emanuele, per il quale abbiamo dovuto lottare più e più volte per ottenere un diritto primario: il diritto di andare a scuola ad imparare. Che non sarebbe stata una passeggiata lo avevo capito, ma ciò che ho visto in questi anni non me lo sarei mai immaginato.

Il primo ostacolo fin dalla scuola materna, quando ci fu comunicato che, per tagli sul personale, avrebbe condiviso l’insegnante di sostegno con una bimba down, che sarebbe stata inserita nella classe da lui frequentata. Fu la stessa maestra a dirmelo, facendomi capire che per cambiare le cose avrei dovuto alzare la voce. Così feci e, dopo una lettera di proteste dove preannunciavo che piuttosto che accettare una situazione così lo avrei iscritto ad una privata, e numerosi colloqui con vari dirigenti del comune, la decisione fu ritirata ed ogni bimbo ebbe la propria maestra.

A questa prima sono seguite altre piccole battaglie, tutti gli anni delle elementari perché volevano ridurgli le 18 ore di sostegno a 10, su un orario scolastico articolato in 40, senza sapermi dire cosa e, soprattutto, come avrebbe fatto quando si sarebbe trovato in classe da solo, che so, durante una spiegazione di storia o di geometria. A settembre di ogni anno ecco puntuale la disputa con il dirigente scolastico, che lamenta mancanza di fondi e tagli di risorse, al quale ricordo di aver detto, all’inizio della quinta, che, se le ore di sostegno fossero state davvero ridotte da 18 a 10, come preannunciatomi dalla maestra allarmata, io non lo avrei più mandato a scuola. “Lei ha l’obbligo di mandarlo a scuola “mi rispose “ma lei ha l’obbligo di istruirlo, però!” ribattei e così, dopo un’estenuante trattativa, anche per l’ultimo anno di elementari strappai 16 ore. Possono sembrare poche agli occhi dei non addetti ai lavori, se paragonate alle 40 curricolari, ma sono, nella realtà della scuola italiana, tantissime a fronte di molti alunni con disabilità che hanno 6,8,10 ore massime di sostegno settimanali. In più gli insegnanti sono per la gran parte non di ruolo, attinti da altre graduatorie, e tutto questo avvicendarsi certo non aiuta una didattica già complessa. Emanuele in questo è stato fortunato perché, dopo la disastrosa esperienza della prima elementare, in cui cambiò tre maestre nel corso dell’anno ed ogni volta ricominciava da zero, ha sempre avuto docenti curricolari. Persone soprattutto determinate nel volerlo strappare al suo mondo muto e convinte della necessità di aumentare e non diminuire le ore a sua disposizione. L’attuale professoressa mi ha già preannunciato che a settembre dovremmo valutare la possibilità di fare ricorso contro le ore di sostegno assegnate, ma la figlia della mia amica, sedicenne costretta sulla sedia a rotelle e con un grave ritardo del linguaggio, in prima superiore ha solo 6 ore di sostegno riconosciute e dall’inizio dell’anno ha già visto avvicendarsi tre supplenti, dei quali una madrelingua tedesca. “La mando a scuola a fare niente”, è stato l’amaro commento della mamma.

(Visited 344 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua