Casa del popolo è un bella definizione. Un modo semplice e chiaro che ha resistito negli anni perché una bella fetta di popolo in quelle case si è sentita proprio come a casa propria.  C’era un tempo (non lontanissimo per la verità) dove il tempo libero era un lusso. La casa del popolo lo organizzava socializzando la cultura, lo svago, il divertimento. E ci riusciva appieno. Oggi continua a provarci giorno dopo giorno, ma con sempre più fatica. I motivi possono essere tanti e tra questi c’è anche il fatto che si fa fatica a trovare un’identità comune per quel popolo, figuriamoci una casa.

In questi giorni di caldo agostano e di lunghi azzurri pomeriggi ho fatto vari giri in bicicletta. Spesso gli unici posti di ritrovo aperti erano le case del popolo. Il mio giro si è concluso a Serpiolle, alla Società di Mutuo Soccorso. Una casa del popolo che conosco per la gnoccata, il gioco a quiz Chi vuol esser sarabanda?, per i concerti di chitarra acustica, per alcune iniziative di solidarietà. Quando sono arrivato c’era un bel po’ di popolo di varie età. Generazioni a confronto. Nel giardino dei ragazzi stavano preparandosi per l’apertura della birreria che hanno chiamato bei bei. La sorpresa assoluta è che all’interno, ben visibile, sul bancone c’è un fontanello. Si, proprio il classico fontanello, dove puoi prendere gratuitamente l’acqua naturale o gassata. Una bella idea. Perfetta per una casa del popolo. Anche qui puoi entrare con le tue bottiglie o con un bicchiere e abbeverarti. È come entrare a casa tua senza il disagio di dover tirar fuori le chiavi di casa. L’ho fatto anch’io. Era fresca e buona. L’ho bevuta fuori tra i vecchi che giocavano a carte, i giovani del bei bei, quelli che leggevano i giornali e la gente che entrava nella casa del popolo con le bottiglie da riempire. Tra un bicchiere e l’altro ho letto anch’io i giornali e partecipato da spettatore ad una partita di briscola. Sono sempre rimasto affascinato dai gesti, dalla mimica, dal dire e non dire dei giocatori di briscola. Ad un certo punto mi son reso conto che tutto il popolo intorno a me aveva un bicchiere di quell’acqua in mano. Forse quel fontanello è la sorgente di una nuova identità comune.

E bei bei acqua fresca in quel pomeriggio di un caldo da cani prima di tornare a casa mia praticamente ho fatto una sosta nella casa di un popolo di cui anch’io mi sono sentito parte.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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