HoffmanHo capito che la vita è ingiusta da bambino, esattamente nel marzo del 1986 mentre, con mio babbo e mio fratello, ce ne stavamo seduti sul ciglio di una strada senza lampioni tra Signa e San Mauro ad aspettare la cometa di Halley.

Lì, con il culo infastidito dall’umido dell’erba che rendeva i miei slip appiccicaticci, c’era una cosa che mi mandava in pappa il cervello, il fatto che Edmond Halley avesse previsto il ritorno della cometa che oggi prende il suo nome esattamente nel 1758, ma che lui non fosse lì a vederla.

Era morto 16 anni prima, senza mai sapere se avesse ragione. Aveva fatto i suoi calcoli, supposto che la cometa del 1531, del 1607 e  del 1682 (l’unica che ha visto con i suoi occhi) fosse sempre la stessa e che quindi nel 1758, sarebbe nuovamente apparsa nel cielo, luminosa e brillante. Ma lui non l’ha mai vista.

Domenica, nel buio della sala dell’UCI cinema del Cavallaccio durante Hunger Games, il Canto della rivolta, ho provato la stessa sensazione, no, non quella delle mutande umide e appiccicaticce nel culo, ma quella di vedere il lavoro di qualcuno andare avanti da solo. La sala era piena di ragazzini, di genitori annoiati, di bambini che correvano tra le poltroncine con in mano porzioni giganti di pop corn, e di pop corn che roteavano nell’aria intorno a noi.
Sullo schermo, tra un esplosione e un primo piano di Jennifer Lawrence ogni tanto compariva il volto tutto sorrisi e malinconia di Philip Seymour Hoffman.
Avrei voluto dire a tutti: “Ecco, smettetela, è una delle ultime occasioni che avete di vedere sullo schermo uno dei più grandi attori, dai, finitela di parlare degli affari vostri, e guardate quel cazzo di schermo per un secondo, su”.
Avrei voluto prendere per i capelli la tipa accanto a me che continuava a scrivere su Facebook e dirle: “Ok, hanno doppiato Jennifer Lawrence con la voce di Violetta, c’è Julienne Moore con la cataratta, ma è un gran film e poi è l’ultima volta di quel signore biondo, stacca gli occhi per due secondi dal tuo telefono per dio!”

Ma non l’ho fatto, sono rimasto seduto sulla mia poltroncina a fissare lo schermo malinconico come 28 anni fa fissavo il cielo buio sopra le teste di mio babbo e mio fratello continuando a chiedergli: ma davvero non è riuscito a vederla la cometa?

PS: prometto che è l’ultima volta che scrivo di Philip Seymur Hoffman

Fonte foto: imdb.com

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.