di Lorenzo Console

Pensando a quanta strada avesse fatto per arrivare a quel punto, tremava ancora. Sembrava impacciato a firmare con precisione le diverse copie del suo best-seller, ma i suoi occhi avevano ancora quella determinazione giovanile.
Davanti a sé la lunga coda di persone, e a suo fianco il cartonato del libro a dimensioni naturali lo metteva in soggezione.
Una mano, grinzosa, allungò l’ennesima copia da firmare. Lui alzò gli occhi di scatto e rimase fermo a fissare il signore in questione. I loro sguardi si incrociarono, e un sorriso all’unisono fece scattare un flash di ricordi.
La messa a fuoco della macchina fotografica si fece nitida su un ragazzino moro. Si faceva chiamare F. Camminava in fretta tra le stradine di Firenze.
Meravigliose opere disegnavano quel bellissimo dipinto che era la Città del Rinascimento, e il ragazzo le ignorava.
Sbuffando arrivò al Mercato di San Lorenzo, tra gli svariati venditori ambulanti, e vide con la coda dell’occhio il negozio interessato.
Aveva una vetrina allestita minuziosamente con grandi polverosi libri, aperti a mostrare le loro consumate pagine anziane. L’insegna, di legno d’acero con inscritto “Il Rifugio dei Sognatori”, faceva rallentare i passanti e li catturava intrigandoli.
Un campanellino sopra la porta suonò all’entrata del ragazzo.
Fu accolto da un piccolo ventilatore che cambiava lentamente l’aria pesante della stanza. Il pulviscolo, tra le torri di quei manuali si mosse all’improvviso. Un signore dai fluenti capelli bianchi si muoveva quasi danzando spostando i libri da una parte all’altra. Senza neanche girarsi cominciò a interagire con il ragazzo.
“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, fu la prima cosa che disse.
“Senta, vado di fretta. Non potrebbe aiutarmi a trovare un libro?”, tagliò corto F.
“Certamente. Che cosa stai cercando?”
“Un libro per mia sorella, me lo ha scritto su ‘sto biglietto”, disse con un fare scocciato.
“Complimenti”, sorrise, dopo averlo letto. “Impegnativa come lettura!”
“A me non piace leggere. Diciamo che preferisco scrivere, ma non ne sono capace”, sbuffò.
“Quant’è bella giovinezza!”, espresse ridendo.
“Sì, sì”, intonò sarcasticamente il giovane. “Insomma, mi dica se ha questo libro”, ribadì stufato.
“Si, corro a prenderlo”.
Intanto il ragazzo diede un’occhiata al negozio. La sua attenzione cadde su un libro appoggiato su un piedistallo, rilegato da fili d’oro, nastri d’argento e una copertina che luccicava da lontano.
Si avvicinò e senza pensarci lo aprì.
Sulla prima pagina c’era scritto:
Si narra che in un grande mare verde, in un dì dimenticato dagli uomini, lontano dalla nostra realtà, più di mille semi caddero dal cielo come saette. Qui gli embrioni del tempo si schiusero rivelando individui che avrebbero cambiato il mondo.
Colpito da quell’inizio, girò pagina. Ma questa era completamente bianca. E anche quella dopo. Cominciò a sfogliarlo velocemente e si accorse che tutte le pagine erano vuote.
La curiosità lo spinse a chiedere quale fosse il significato al proprietario, tornato con il libro da consegnare, sfoggiò un caldo sorriso rispondendo:
“Quel libro è molto speciale. Racconta la storia delle Origini di Firenze, e del destino e la magia che vige nella città”.
“Ma le pagine sono tutte bianche!”, esclamò il ragazzo.
“Infatti la storia deve essere ancora raccontata. Le pagine bianche servono per testimoniare la realtà della leggenda.”
“Ma che Leggenda?”, chiese interessato.
“Quella che mi raccontò un mio vecchio amico.
Che giovane lettore ero! La mia passione per la storia della letteratura e la mia città d’origine, Firenze, mi portò a immergermi nello studio matto e disperato di numerose opere toscane e i suoi autori, ritrovandomi addirittura con appunti scritti sulle mani! Un amico di mio padre, sapendo che stavo facendo queste ricerche, mi portò un libro antico da collezione avuto durante un viaggio in Francia. Fu amore, dopo avermi raccontato la storia che c’era dietro.

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