di Lorenzo Console

Durante il mio soggiorno in Francia assistetti a un incidente automobilistico. Chiamai subito il pronto soccorso, ma tardando ad arrivare salvai in prima persona una ragazza rimasta incastrata nella vettura. Qualche giorno dopo un signore mi contattò dicendo di essere suo padre e di volermi ringraziare, con insistenza, per il gesto di coraggio. Ci incontrammo davanti alla Monnalisa. “È un dono che ti faccio, riportalo
nella sua città natale”, mi disse il Collezionista, e mi consegnò il libro. Poi cominciò a raccontarmi la sua storia.
Quando arrivai a Firenze ero alla ricerca di pezzi d’epoca del periodo rinascimentale. Ma non avrei mai creduto di trovare molto di più. Portavo dentro di me una grande solitudine. Poi, a una mostra d’arte incontrai la mia futura moglie. Colpo di fulmine. Un attimo e fummo insieme, per sempre.
Devo ringraziare quel libro se la conobbi. Un suo parente americano glielo regalò anni prima.
Ti voglio raccontare la storia che narra questo libro. Capirai cosa vuol dire karma e destino.

“In un giorno non ben identificato della storia, nei dintorni di una palude, risiedeva un piccolo villaggio. Era un periodo di crisi per l’unica grande famiglia che si era insediata in quella zona. Il terreno era ormai da mesi che non proliferava vita. Era come morto.
Il capofamiglia mentre cercava della legna buona per fare un falò, tra i bramosi rami di quel bosco tetro e pieno di nebbia intravide una bellissima ragazza. Con un mantello di raggi di sole, un leggero velo trasparente gli cadeva dalle spalle, e nel muoversi formava delle pieghe sollevando il tessuto e riflettendo la luce che filtrava tra gli arbusti. La sua bionda chioma toccava le caviglie tenere e innocenti, e i suoi occhi, dal colore verde cangiante all’azzurro, mozzavano il fiato a chiunque incrociasse il suo sguardo.
L’angelica apparizione nel vedere l’uomo scappò impaurita, il quale provò a seguirla ma si fermò. Poi un urlo fece eco nel suo cuore.
Lei, caduta a terra, era tra i tentacoli di legno una misteriosa ombra. Le si avvicinò, un filo di bava colava dalla bocca dell’animale. Una Lupa la stava per attaccare.
L’uomo corse in suo aiuto. Prese un pezzo di tronco da terra e lo scaraventò sulla bestia, facendola rimanere senza sensi. Poi allungo la mano per aiutare la ragazza, ferita e tremante. L’umidità della foresta la stava facendo invecchiare senza preavviso. I suoi bei lineamenti colorati diventarono spigolosi e tetri in un attimo, nel tempo di un respiro.
L’uomo vedendola senza forze la portò con sé, a casa, e anche se non avevano niente da offrirle, le diedero ciò che avevano. Non fu il caldo della casa, ma il calore dell’affetto della famiglia a farla star bene.
La ragazza appena tornò al suo chiarore di pelle illuminato volle ringraziare la famiglia per l’aiuto con un grande dono: il suo pianto.
Le lacrime da lei versate si posarono come foglie d’autunno sul terreno, e in quei pochi secondi il cielo si colorò di oro e le stelle, invisibili di giorno, diventarono percettibili come nei argentati sulle schiene degli Dei.
Una forte luce avvolse la ragazza che scomparve poco dopo, e le nuvole tornarono. La famiglia si trovò senza mangiare per alcuni giorni e il vento si alzò così tanto che rischiarono la distruzione della loro piccola casetta.
Il giorno dopo una terribile tempesta, tutto l’ambiente intorno a loro cominciò gradualmente a cambiare colore. Le piante iniziarono a crescere rigogliose, e infiniti alberi da frutto sbocciarono in tempi brevissimi. Il terreno divenne prospero e fiorente. E cominciarono a beneficiare dei prodotti della terra ed essere a ritmo con la natura. Un ampio prato di gigli si aprì ai loro occhi e da quel terreno, desolato e morto, nacque un piccolo villaggio benestante che sarebbe diventato in futuro una fiorente città. La leggenda dice che le lacrime di Flora, la dea della Primavera abbiano, per ricambiare il gesto premuroso e gentile della famiglia, trasformato la terra, reso fecondo il terreno donandogli un potere speciale.
Chi sarebbe nato in quella zona o avesse vissuto un determinato periodo su quella terra avrebbe avuto l’occasione di far germogliare e far sbocciare un proprio sogno, la fortuna e la determinazione per realizzare i propri scopi”.

“Per questo motivo, ragazzo mio, il libro ha le pagine bianche. Chi lo possiede dovrà documentare come la leggenda abbia ragione, che nascendo o vivendo a Firenze si possa far sbocciare dentro sé una grande consapevolezza di riuscire a realizzare nel proprio campo. Come numerosi illustri personaggi della città”, finì di raccontare.
“Bella storia”, si limitò a dire F.
“Tu non hai qualche aspirazione?”
“A essere sincero, nessuna”, il ragazzo se inizialmente sembrava scocciato di parlare, adesso si mostrava più disponibile “Sto bene quando scrivo. Ma non sono per niente bravo a farlo”.
“Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza; diceva un grande uomo da Vinci. Allenati e cresci nel tuo campo, come un bellissimo fiore che si apre con tutto se stesso. Se vivendo qui, persone illustri hanno risvegliato la determinazione che le ha spinte a diventare leggende, perché tu non potresti!”.
“Forse potrei. Ma quanti libri di questo tipo ci sono?”, domandò.
“Infiniti. Nessuno lo sa con certezza, ma fino a quando ci saranno lettori e sognatori ci saranno sempre”.
Il ragazzo fece un mezzo sorriso, il primo da quando era entrato. Prese il libro della sorella, pagò e salutò dicendo: “Grazie mille Signore. Ci penserò”.
“Ricordati, la Primavera devi sentirla dentro di te, per vederla fuori”.
I due si scambiarono un sorriso magico.
Un nuovo flash. Un nuovo sorriso magico. F. si alzò e strinse la mano al signore anziano. I due si concessero un lungo abbraccio. Il proprietario del negozio aveva gli occhi lucidi. La leggenda aveva avuto ancora una volta ragione.

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