radioattivaHo la fortuna di essere un po’ stordita e di non riuscire a prendere con la gravità necessaria i fatti della vita. Mi dispero per un periodo, ma poi il mio sorridere alla vita riprende il sopravvento; non è un merito, è indole, sono nata così: sfasata o, per spiegarlo con le parole della mia mamma: “Il Signore ci manda le disgrazie proporzionali al nostro stato di grazia”. Il mio stato di “grazia” deve essere altissimo! Conservare il buonumore è stata anche la cura che ci fu indicata dalla dottoressa del Meyer, quando Cosimo si ammalò: “Bisogna dirgli cos’ha, altrimenti non collaborerà; ma con le giuste parole, perché il sistema immunitario risponde al buonumore e se il bimbo si deprime sopporterà peggio le cure…”. Così provammo a fargli vedere i vantaggi della malattia: i mille regali che sarebbero arrivati, era Natale; la mamma che avrebbe smesso di lavorare per stare con lui; un meraviglioso viaggio ad euro Disney appena sarebbe stato meglio. Un po’ alla guisa del film “La vita è bella”. Non so come, forse perché è un po’ stordito anche lui, però ci riuscimmo. Cosimo si conservò un bimbo sorridente, ed è un adulto solare. Quando nel 2012 è arrivato il mio turno, Greta, l’oncologa che mi ha preso sotto la sua ala e mi disse: “In oncologia la differenza la fa il cervello, il modo di affrontare la malattia, cerca di conservare il buon umore”. Non dico sia stato facile, però con l’aiuto di quelli che mi circondano ci sono riuscita. Ricordo il primo giorno che arrivai in centrale operativa, dove tutti erano stati avvisati del motivo per il quale ero stata trasferita li. Mi guardarono preoccupati, uno sguardo alla “Dead man walking” che però svanì nel giro di poco tempo, sostituito da affetto, chiacchiere, battute e risate. Merito mio certo, che non drammatizzo, ma anche loro che mi hanno coccolato, sostenuto e inondato di telefonate nei periodi di malattia tra un ciclo e l’altro. Così i cicli sono trascorsi leggeri, senza devastanti effetti collaterali, un po’ come per Cosimo. Cosa questa che indusse la mia mamma a pensare che i medici si fossero sbagliati e che, comunque, le sue preghiere avessero sortito l’effetto desiderato: farmi morire dopo di lei. Dopo è arrivato il farmaco, miracoloso davvero, e sono ancora qui. Ricordo la vignetta che mi fece Damiano, estroso vigile motociclista, vignettista e musicista, l’indomani della pet di rivalutazione, quando entrai in centrale dicendo ad Andrea, l’altro collega, ed a lui: “Statemi lontani che sono radioattiva”. Ero in ansia per il risultato ed allora ecco il genio, per sdrammatizzare e strapparmi una risata, un po’ come in “Amici miei”: mi allontano per andare a mettermi la divisa e quando torno trovo, sulla mia postazione, una vignetta che recita “il viceisp. …sfida la radioattività del viceisp. Petrella!” Ecco la cura del buonumore! Damiano mi chiese anche, solo per cortesia: “Non ti sei mica offesa?”  Come avrei potuto?! Casomai lusingata.

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