Difficile commentare la vicenda Salah in maniera originale, evitando di scivolare in facili moralismi e additando la colpa all’una o all’altra parte, senza sapere con certezza chi sia stato più pollo o più subdola volpe.

Difficile commentare un’intricata telenovela senza inserire le parole “kebab”e “capelli crespi”. Senza usare la frase “mangiafalafel a tradimento”.

Difficile non rimanere attoniti e sbigottiti nel vedere come un grande amore nascente possa trasformarsi in un odio cruento. Tirando in mezzo gli avvocati. E poi logico che i figli/tifosi sono infelici.

Tutto difficile, tutto talmente brutto da sembrare così dannatamente vero e già vissuto.

Difficile trovare le parole giuste: perché le parole giuste arrivano a mente fredda, quando i sentimenti sono meno invasivi. Ed io mi sento solo come un bambino spaesato, che ha appena inseguito e chiamato quello che da dietro, di spalle, sembrava suo padre. Ed invece era soltanto un altro uomo, oltremodo senza fascino. Con solo una camminata che ricordava l’originale.

Difficile, ma io ci credo: che tu possa rimanere un anno fermo, seduto lì in tribuna, a vedere gli altri giocare. E quando deciderai di fare un bel giretto per la nuova città, altro che passeggiate sotto i portici in Piazza della Repubblica. Altro che Fiesole. Altro che gente che ti aspetta alla stazione, solo perché hai vinto una partita, non uno scudetto. Una partita. Ti voglio con il milanese imbruttito che strappa l’abbonamento alla prima sconfitta interna. Figa.

salah

E io che mi ero già innamorato… Fonte della foto: corrieredellosport.it

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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