La domenica mattina siamo tutti più belli. Magari non proprio al mattino presto. Diciamo dalle 10 alle 12. Prima siamo ancora un po’ assonnati. Dopo già un po’ stanchi. In quelle due ore tutti abbiamo facce rilassate, gesti cortesi e sorrisi. Ci sono quelli che vanno in bicicletta con tutta la famiglia, quelli che corrono per la vita, quelli che corrono la maratona. In questi ultimi due mesi Firenze ha vissuto tre eventi collettivi di grandissimo rilievo. Si è iniziato con il Mondiale di ciclismo, per proseguire con Corri la vita e finire con la Maratona. Protagonisti assoluti: la domenica mattina e i fiorentini.

La cosa ganza è che questi eventi collettivi sono fuori per le strade, a disposizione di tutti. E sono contagianti. Tutti in bicicletta a settembre. Tutti a camminare a ottobre. Tutti a correre a novembre. Domenica scorsa si è svolta la maratona. La maratona è un evento particolare. La distanza dei 42 Km è una distanza epica, ma possibile. Per tutti. Servono energie fisiche e nervose. E tantissima forza di volontà. Ci sono i professionisti della corsa e i corridori della domenica mattina. E probabilmente questi danno il massimo dalle 10 alle 12. Loro sono quelli che ci provano. Per loro basta arrivare fino in fondo in modo dignitoso. Quest’anno ai lati del percorso c’era più gente a incitare, a voler dare un segno di approvazione ad una cosa così impegnativa e importante: correre la maratona.  Soprattutto a quelli che ci provano. C’è chi corre e chi guarda. Tra chi guarda c’è, oltre a chi incita, anche chi guarda e basta, chi guarda e spera che finisca tutto il prima possibile per poter passare con la macchina. E questi ultimi si spera che, anno dopo anno, siano sempre meno.

La cosa ancor più ganza è che vivere questi ripetuti eventi collettivi ci allena a diventare dei protagonisti attivi e consapevoli della vita della nostra città. Nella stragrande maggioranza chi corre la nostra maratona non è fiorentino e spesso viene da lontanissimo. Vedere le strade della propria città invase da uomini e donne che vivono la nostra città solo per un giorno facilita a comprendere che la propria città non deve essere solo funzionale alle esigenze dei suoi cittadini abituali,  ma a quelle di tutti. Un gioiello di famiglia, un bene a disposizione. Fiorentini per un giorno o anche solo per una domenica mattina e magari solo dalle 10 alle 12. Ed in quel tempo lo sono come noi.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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Una carezza

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Largo ai Settanta