Una Firenze splendida nel sole autunnale accompagnava i passi di Lucia mentre, con il fiato corto, saliva le Rampe verso il Piazzale Michelangelo.
La notizia era di quella mattina: i mattoncini di vetrocemento non si producevano più, la grande fabbrica chiudeva e, inesorabile, si compiva anche il destino degli operai.
Ma cosa significava trovarsi improvvisamente senza lavoro? E cosa avrebbe significato per Lorenzo?
I pensieri si susseguivano nella sua mente e non le davano tregua.
Lorenzo era il marito di Ilaria, la sua migliore amica e Lucia era preoccupata al pensiero di come avrebbe reagito una volta perso il lavoro, pensava anche a come era possibile chiudere una fabbrica che dava lavoro a tante persone, e mettere così a repentaglio le vite gli affetti, il futuro di tanta gente.
Lucia temeva che questa nuova situazione finisse per travolgere anche la sua vita e quella dei suoi cari, e non le andava giù che a decidere del suo destino fossero altri e altrove.

Circa un anno prima un pomeriggio di fine inverno, lei e Lorenzo si erano incontrati per caso in via De’ Neri e avevano proseguito verso casa, prendendo l’occasione per una passeggiata. Si conoscevano da tempo, ma quella era la prima volta che rimanevano soli a lungo; tra loro c’era, da sempre, una sorta di attrazione, una stima e un affetto particolari che però non avevano mai travalicato. Quel giorno, complici il buio e l’improvviso ritrovarsi da soli, la conversazione si fece più intima e camminando i due si trovarono a passare per via Pietro Thouar.
Via Thouar è una bella e antica strada fiorentina che va da via delle Casine a viale Giovane Italia; è breve, non ci sono negozi, ma solo portoni con piccoli giardini, uffici e qualche abitazione signorile; e fu mentre passeggiavano per questa bella e sconosciuta strada, che i due inciamparono in un bacio, proprio come accade con un ostacolo che improvviso si incontra sulla strada.
Nei giorni seguenti Lorenzo e Lucia si dissero che quel bacio non significava niente, che non avrebbero potuto mai mettere a rischio gli affetti e l’amore che li circondava, che la loro era una non storia fin dal suo non principio, e che i rispettivi coniugi e figli si meritavano solo rispetto e amore. E così era stato, anche se da quel giorno non tutto era tornato come prima: era diventato infatti inevitabile che fra loro ci fosse più complicità, più intimità, anche se erano stati sempre attenti a che non accadesse niente di più.
Lucia però sapeva bene che l’equilibrio sul quale si basava la loro vita era  fragile: un piccolo ed esiguo filo legato all’amore e all’affetto che li legava l’una all’altro, e, insieme alle loro famiglie.
Ma ora che una causa esterna interveniva e questo equilibrio si rompeva, sarebbero riusciti a sopravvivere a questo sconvolgimento? O una volta rotto un argine tutto sarebbe crollato?

Per Firenze quello era il 17 novembre 2012, e la notizia riportata dai giornali della chiusura della grande fabbrica travolgeva la vita degli operai, per Lucia, affacciata al belvedere del Piazzale invece, iniziava l’estenuante stagione delle domande e dell’attesa.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…