Febbraio è notoriamente un mese che sottopone a prove impegnative. Si inizia con il Festival di Sanremo, che occupa tra anticipazioni, evento e strascichi almeno tutta la prima decade.

Proprio al giro di boa del mese c’è San Valentino, malefica invenzione commerciale per alimentare occasioni posticce per regali, cene e romanticismi accessori, di cui una coppia non dovrebbe avere alcuna necessità (di occasioni posticce; non di regali, cene e romanticismi accessori).

Passato il secondo ostacolo del mese, ci si potrebbe aspettare di avere la strada in discesa fino a carnevale.

Invece no.

In agguato al 17, come da tradizionale italica superstizione, c’è una delle feste più subdole che ci si potrebbe aspettare: la Festa del Gatto.

Le ritorsioni che una fidanzata/moglie/compagna potrebbe mettere in campo, per un mancato festeggiamento di San Valentino, sarebbero poca cosa al confronto delle ritorsioni che potrebbe mettere in campo un gatto che vedesse la propria festa non adeguatamente onorata.

In fondo le fidanzate/mogli/compagne di norma non mordono e non graffiano (salvo rari casi), non sporcano in giro (anche perché poi spesso sarebbero loro a dover pulire), non grattano le porte (a meno che proprio non le facciate uscire mai di casa), non distruggono tappeti, tende, divani e qualsiasi contenuto tessile della casa (dato che di solito sono il frutto di loro conquiste sofferte e combattute).

Dovendo urtare la suscettibilità di qualcuno, da questo punto di vista, è quindi preferibile che non sia quella di un gatto.

Il problema di onorare la festa è, comunque, di facile soluzione: un paio di carezze, un po’ di croccantini extra e lo scopo è raggiunto.

Da questo punto di vista, per non irritare una fidanzata/moglie/compagna, di norma le carezze sono utili, ma non sufficienti, e i croccantini sono addirittura controproducenti.

La questione si potrebbe sintetizzare dicendo che, per evitare ritorsioni feline al mancato festeggiamento della Festa del Gatto, l’impegno è limitato, per evitare ritorsioni femminili al mancato festeggiamento di San Valentino, l’impegno da profondere è ben superiore.

Una volta raggiunto lo scopo di non aizzare la ferinità del suscettibile soggetto, onorando adeguatamente la sua festa (stiamo parlando del gatto), sarebbe doveroso soffermarsi su un paio di considerazioni di carattere più generale.

In primis, perché la Festa del Gatto (17 febbraio) viene prima di quella del Cane (28 aprile)?

Si deve leggere in questa scelta un’indicazione del differente ruolo ricoperto nella gerarchia dei quadrupedi?

Perché gli altri animali domestici non sono stati ritenuti degni di una ricorrenza specifica?

Forse i criceti o i canarini hanno una dignità inferiore a quella del cane e del gatto?

In secundis, quali sono le ragioni storiche, antropologiche, culturali, sociali e politiche che hanno spinto a collocare una ricorrenza così importante come la Festa del Gatto in giorni diversi per le varie nazioni (Russia, 1 marzo; Giappone, 22 febbraio; USA, 29 ottobre)?

Quali sono gli interessi corporativistici che nei singoli Paesi bloccano da anni i tentativi di importanti organismi sovranazionali, come il Fund for Animal Welfare, che dal 2002 stanno cercando di uniformare tale data all’8 agosto?

Se ci si sofferma ad analizzare la questione più a fondo, si scopre quindi che anche un’apparentemente innocente occorrenza come la Festa del Gatto nasconde lati oscuri, sui quali la stampa di regime e gli organi di disinformazione di massa vorrebbero tenere la popolazione all’oscuro.

Prova ne sia che tali inquietanti quesiti vengono sollevati soltanto da TuttaFirenze.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.