Fonte: www.lettera43.it

L’ora è notturna e assurda e mentre su Rai5 danno il commovente acustico “Silver Gold live in Texas
” di Neil Young, anche io decido di partecipare al nostalgico e masochistico giochino tanto chiacchierato questa settimana su Facebook: “Sei di Firenze se…” Aggiungo: “Anche tu sei andato alla Fiera del Disco al Teatro Tenda”. Poi diventato Saschall. Adesso Obihall. È cambiato lo sponsor, lo spazio è lo stesso ma ormai da almeno sette, otto anni la Fiera del Disco a Firenze non esiste più. Inaccettabilmente triste per tutti quelli che amano sporcarsi le dita di polvere passando in rassegna pile di dischi, sistemati amorevolmente per generi, sottogeneri, ordine alfabetico, prezzi, rarità, rarissime rarità e nazionalità. Ed io sono tra quelli. Certo, ci si può consolare bene: di fiere del disco sparse nella province toscane ce ne sono abbastanza, basta tenere d’occhio i siti ed i volantini delle associazioni che ancora le organizzano, anche se tra mille difficoltà, come Kolosseo e Fumetti e Dintorni. L’ultima in ordine cronologico è stata quella al Palazzetto dello Sport di Scandicci, tenutasi lo scorso weekend. A due passi dal nuovo avveniristico Centro Rogers, c’era una vera miniera di dischi: tesori pronti ad essere cercati, richiesti, contrattati, maneggiati, annusati ed infine scelti. Un appassionato di vinili che mette piede in una fiera del genere è  paragonabile ad Homer Simpson che scorrazza delirante lungo le vie del Paese di Cioccolato  mentre piovono ciambelle, prendendo a morsi tutto quello che gli capita a tiro. La magia che si ripete è sempre la stessa: ogni volta si prova letteralmente piacere fisico mentre ci si avvicina a grandi passi verso le agognate bancarelle. Sentire nell’aria quell’odore di carta invecchiata, di dischi usciti dalla soffitta ti fa sentire a tuo agio. In ogni altra situazione sembreresti un maniaco qualsiasi. Dentro alla Fiera, invece, sei insieme ai tuoi simili. Un recinto in cui non ci si vergogna a comportarsi in maniera ambigua. Sguardi guardinghi, barbe che si arricciano, fronti che si corrucciano, mani che si allungano, spazi che si restringono e spalle che si avvicinano, l’un l’altra, alla ricerca di musica introvabile, leggendaria: “Ce l’hai l’edizione giapponese del 45 giri di Svalutation di Adriano Celentano?” – “No, ma ho la prima stampa del quarantacinquino dei Canti Popolari Romagnoli, edizioni Fonit Cetra. Non si trova più, lo vuoi?”. Una volta trovato il personale premio, te lo tieni stretto mentre continui a cercare altro, guardandoti intorno preoccupato, come se avessi rubato qualcosa.

Reiterando negli anni la presenza a queste rassegne, salta all’occhio che i venditori dei nostri sogni sono più o meno sempre gli stessi. Gente che vive in itinere lungo fiere disseminate in palazzetti e spazi espositivi nelle periferie. Gente che vede poco la luce del sole come tutti i nerd fanatici di qualcosa. Alcuni di loro sembrano personaggi snob – rock usciti da film come Alta Fedeltà o Quasi Famosi. Alter Ego del celebre critico rock Lester Bangs  – a proposito: “Stammi bene Mr. Hoffman” (cit.) –  che invece di venderti i vinili, ti donano pezzi d’anima: “Guarda amico, questo dei Rolling Stones è della mia collezione personale. Mi tocca campare amico. Però cazzo: edizione del 1967, copertina tridimensionale, questo figlio di puttana è perfetto. Quanto voglio? 250€. Meno non posso: sarebbe un delitto! Sennò me lo tengo. Anzi, me lo tengo vai. Vuoi quest’altro degli Who?”. Ogni volta, i dialoghi sono sempre più surreali ed imprevedibili. Bisogna essere esperti per capirci qualcosa. O almeno far finta di esserlo. Dissimulare l’ingenuità, annuire a tutto quello che ti dicono e guadagnarsi il rispetto del venditore apprezzando l’incredibile scelta di dischi del suo banco. Una volta fatto questo, può capitare di tutto. Puoi ottenere uno sporco sconto oppure, rarissimamente, accade l’imponderabile: anche che qualcuno ti regali il White Album dei Beatles, numerato ed originale del 1968. Motivo? Qualche graffio in qua e là, niente di che. Ma: “Figurati se ti faccio pagare un vinile ridotto così, tieni, portatelo a casa. Ho una reputazione da difendere, io!”. Avanti così, per due ore almeno. Ogni volta è come essere in preda di un incantesimo: il tempo scappa e non te ne accorgi. Poi, finito il budget, la magia sparisce di colpo e capisci che è il momento di andare. Esci dalla Fiera con almeno otto LP, alcuni doppi e tripli album, stipati in buste anacronistiche con sopra la scritta “Merceria Gianna”. E nel frattempo anche Neil Young se n’è andato a letto. Io, invece, torno a scrivere la mia personale petizione per riportare a Firenze la Fiera del Disco, nel frattempo voi date un occhio alle prossime rassegne in programma in Toscana, ma non solo:

Kolosseo

Fumetti e Dintorni

Fiere del disco in vinile (FB)

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!