Dopo una vita passata con le ruote tassellate, le forcelle ammortizzate per saltare e correre ogni tipo di percorso, il mio amore dichiarato ed esclusivo per la mountain bike si è eclissato e sono stato rapito dal fascino di un’“ibrida”. Questa tipologia di bici è un mix tra una da corsa, con copertoni stretti e lisci e una city bike. Il risultato è una linea pulita, senza parafanghi e paracatena, leggera e veloce come il vento; proprio la sensazione che volevo provare. Così ho cercato nel web qualcosa di usato che facesse al caso mio; dopo giorni di ricerca, l’ho trovata. Non è stato amore a prima vista; il colore nero del suo telaio non mi trasmetteva particolari emozioni. Mi sono ricordato però quello che mi diceva sempre mia nonna Gina:- usa la fantasia e trasforma quello che non ti piace in ciò che vorresti-. Così ho concluso l’affare e mi sono messo all’opera. Ho cambiato gli zoccoletti dei freni usurati, le manopole, rattoppato con un pezzo di pelle la sella che aveva una piccola “ferita” e cambiato i copertoni ormai induriti e non più sicuri; ho lasciato per ultimo la parte più bella: la fantasia-. Una bomboletta spray color argento, una verde, una fucsia e mi sono improvvisato “pittore di bici”. Il primo giorno ho spruzzato di grigio tutto il telaio, poi ho verniciato i pedali di verde con una leggera sfumatura grigia e infine ho colorato di fucsia alcuni particolari. Per provare la mia ibrida, la “Gina”, battezzata con questo nome in onore di mia nonna scomparsa qualche anno fa, ho scelto il luogo dove lei mi portava sempre quando ero bambino:- Il piazzale Michelangelo -. Da piazza Poggi dove la stupenda torre fa da padrona, ho cominciato la salita lungo le rampe. Le mie gambe sciolte danno un buon ritmo alla pedalata; il copertone liscio e stretto a differenza del tassellato corre veloce anche in salita. La cupola del Brunelleschi in lontananza mi ricorda che la “povera nonna Gina” come dice il mio babbo, amava Firenze con tutta se stessa e non si era mai voluta allontanare dal suo Arno “d’argento”. Sono Giunto così alle scalinate sotto il piazzale, dove la mia mente vola al ricordo delle parole di mia nonna. Mi raccontava che da bambina quando veniva al Piazzale, si divertiva a dare libero sfogo alla sua fantasia. Con il “pennello magico” della sua mente colorava l’Arno color argento il campanile di Giotto color verde, palazzo vecchio fucsia e tutto intorno disegnava una spiaggia con ombrelloni. Provo anch’ io a colorare Firenze, ma viene fuori un quadro astratto, meglio lasciar stare. Un gruppo di Giapponesi scatta qualche foto alla mia bici, inchinandosi per ringraziare. In sella alla “Gina” percorro al contrario le rampe, affrontando la meritata discesa. Grande nonna, non poteva ispirami posto migliore per correre veloce come il vento. Come l’aria che non si vede, ma è presente, tu, insieme alla mia “Gina” vivrai per sempre accanto a me.

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