Firenze l’accolse con l’umidità di una giornata invernale: “in quanto a clima non siamo certo nel posto migliore”, pensò Clara. Era però decisa a regalarsi una giornata tutta per sé, e certo non sarebbe stata un po’ di nebbia a fermarla. Avviò il motore scrollandosi di dosso i sensi di colpa: non erano molti i momenti che poteva dedicare a se stessa adesso che era la manager della sua azienda e oggi non avrebbe rinunciato per niente al mondo.

Abitare a Settignano, appena fuori città, era uno dei pochi lussi che si era concessa; la strada da fare ogni giorno le consentiva di mettere a punto gli impegni della giornata. Oggi nessun impegno, però. Arrivò in piazza Libertà, parcheggiò, e si avviò verso il centro a passo lento; erano le 11.00, un’ora insolita per una passeggiata. Le venne in mente che per essere una giornata perfetta avrebbe dovuto anche spegnere il cellulare; lo cercò nella borsa, ma non lo trovò, doveva averlo dimenticato a casa, un segno del destino…..

Arrivata in Piazza San Marco si fermò a fare colazione resistendo alla tentazione di sedersi a tavolino. Il primo acquisto pensava di farlo nel negozio di musica vicino a piazza Repubblica, doveva camminare ancora un po’ e i piedi cominciavano già a dolerle. Distrattamente aveva indossato scarpe tacco 12, come faceva ogni giorno di lavoro. I tacchi alti alla fine erano una divisa:  uomini in cravatta e donne con tacco 12. Oggi però i suoi piedi reclamavano requie, e in piazza Duomo entrò nel negozio di sport decisa a comparsi qualcosa di più comodo. C’erano molte scarpe da ginnastica, belle, colorate, comode, ma fu attratta da un paio di doposci color rosa fuxia: pacchiane e inadatte avrebbe detto in qualunque altro momento della sua vita, ma quel giorno le sembrarono le scarpe più belle e più comode che avesse mai visto. Le indossò subito e il mondo parve sorriderle; quanto tempo era che non percorreva le strade del centro con scarpe basse e comode? Entrò nei negozi, fece i suoi acquisti; le sembrava che tutti le sorridessero con più sincerità adesso che non guardava dall’alto dei suoi tacchi 12. Entrò in un grande magazzino e girovagando perse completamente la cognizione del tempo; i tacchi bassi, la giornata a  disposizione, la mancanza del cellulare, tutte circostanze che la facevano sentire un’altra, una turista nella sua città. Fu per fame che si decise ad uscire, e subito si accorse che qualcosa era accaduto.

La città era avvolta da una coltre bianca e fredda e dal cielo ancora e ancora cadevano fiocchi enormi di neve. Un silenzio irreale si era già impossessato delle strade e la gente, china sotto ombrelli o ripari inventati, camminava a fatica nelle strade già ingombre di neve. Con gli occhi pieni di tutto quel bianco affondò i suoi doposci nella panna morbida di neve; i capelli le si riempirono immediatamente di tutto quel bianco e anche gli occhi e anche il viso…. Le sembrava di essere una marziana, anzi una astronauta scesa per la prima volta sulla luna.

I doposci funzionavano a dovere e camminando il freddo non si sentiva: affascinata percorse le strade del centro illuminata da una città che non conosceva: intorno a lei il mondo si era fermato continuava incessante solo lo scendere dal cielo di tutto quel bianco, che se alzava gli occhi e ci guardava dentro sembrava essere l’infinito….

Quel giorno, per tutti fu solo il  17 dicembre 2010, per lei, la giornata perfetta.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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