gufoLa fortuna è cieca ma la iella ci vede benissimo. Non ci sono altre spiegazioni. Si avvicina a grandi passi il cinquantenario dell’alluvione di Firenze e che cosa decidono nelle alte sfere, anzi in quelle altissime? Di far cadere giù un pezzo di lungarno. Pura cattiveria (qualcuno di certo la chiamerà ironia della sorte). Anche perché, a questo punto, per la città e per il suo sindaco sono sorti problemi di non facile e celere soluzione:
– scoprire il colpevole di tale misfatto, e non è detto che si riesca a farlo in tempi brevi, tanto che è stata messa in giro la voce che sia colpa di una “supertalpa”;
– trovare l’ufficiale pagatore che anticipi i soldi. Perché, certo, pagherà sicuramente Publiacqua ma quanto ci metterà a riunire il CDA con le ferie estive ormai alle porte?
– sperare che non piova mai più almeno fino al 3 novembre (e con i cambiamenti climatici in atto, agosto è spesso peggio di ottobre).
Ma il problema più grosso per sindaco e amministrazione sarà riuscire a convincere l’opinione pubblica mondiale, o almeno la parte di essa che si informa solo attraverso i social, che quello che si vede online non è un cantiere rimasto dal 1966. Già ci sembra di sentirli i frequentatori di facebook, instagram, twitter e via discorrendo: “Vogliono festeggiare e non hanno nemmeno finito i lavori!?”. Oppure “Ma in cinquanta anni non si sono accorti che mancava un pezzo di lungarno?”. O magari “I Fiorentini saranno anche dei geni, ma… leeeenti…”. O ancora “Ma che aspettavano il nipote del Brunelleschi per ripararlo?”. Sì, perché per quanto possa sembrare incredibile, in tempi di realtà virtuale potrebbe accadere anche questo.
Intanto, l’unica cosa che ci sentiamo di fare è augurare al sindaco e a tutti gli interessati di finire in tempo i lavori. Per tacitare tutti i barbagianni e le civette (per non parlar dei gufi) che sicuramente soffieranno sul fuoco. Anzi, sull’acqua.
Buon (speriamo!) cinquantenario a tutti.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.