ConradDevo proprio avere dei geni polinesiani (sempre che esistano), perché mi sono già ampiamente scocciato di queste giornate grigie, uggiosamente piovigginose. Ho voglia di mare, di sole, di vestirmi con due cenci e non a cipolla come faccio d’inverno. E allora m’invento questo nuovo viaggio esotico, facendomi aiutare da chi non fallisce mai un colpo, un classico nei classici: Joseph Conrad.

A differenza dei tanti, tantissimi romanzi che attraversano gli oceani in lungo e largo, questo si distingue per la particolare descrizione delle avversità marine: qua, però, non si parla delle solite tempeste, uragani o cicloni ma del suo opposto: la calma piatta, la bonaccia. Conrad sfrutta questa peculiarità della natura per mettere in evidenza alcune caratteristiche dell’emotività umana: l’esasperazione dovuta all’immobilità, l’impotenza davanti alla natura, la malattia che colpisce gran parte dell’equipaggio e , naturalmente, la solidità del comando del vascello messa a durissima prova da queste condizioni comunque al limite.

Un’altra grande prova quindi di analisi dell’uomo denudato dalle sue sicurezze attraverso la solita prosa perfetta, anche se in qualche passaggio un po’ troppo sentimentale.

(Da questa recensione provo ad esprimere il mio gradimento attraverso l’uso delle stelle… esattamente come i marinai lungo le rotte notturne!)

VOTAZIONE: ***

Edizione commentata

Joseph Conrad, La linea d’ombra, Garzanti Editore, Milano, 2014

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it