Le lucciole hanno una piccola, flebile luce intermittente. Sono delle piccole stelle che non sono salite fino al cielo ma sono rimaste sospese ad altezza uomo. Sono o meglio, erano. All’inizio degli anni sessanta le lucciole hanno smesso di illuminare le nostre notti d’Estate e con loro anche un mondo fatto di cose semplici e genuine. Pier Paolo Pasolini nel suo celebre scritto, ricordato come quello delle lucciole, scrive che con la scomparsa delle lucciole scompaiono le culture particolari della civiltà contadina e, quindi, in primo luogo, le persone.

Qualche lucciola però in tutti questi anni ha continuato a brillare ininterrottamente. Una di queste è quella che tutte le mattine illumina una stanza del ristorante la Casalinga in via Michelozzi, praticamente in piazza S.Spirito. Imperterrita. Il ristorante apre all’ora di pranzo tutti i giorni escluso la Domenica, ma la lucciola si accende intorno alle 9.00. Una lucciola visibile anche da fuori, particolare, perché dentro quel ristorante, uno di fronte all’altra, seduti, ci sono Paolo e Libera intenti ad un’attività che ormai nei ristoranti non si fa quasi più: sbucciare le patate. Dalle 9.00 alle 11.00, tutte le mattina sbucciano 15 kg di patate. 15 kg in più il sabato per il purè. Quelle patate saranno fatte arrosto con aglio e prezzemolo fresco. Alla Casalinga non c’è la friggitrice e quindi nemmeno le patate fritte. L’unico fritto consentito è in padella ed è solo il baccalà. E’ così. Alla Casalinga le lucciole non sono scomparse perché chi sta in cucina ha deciso di rimanere fedele alla propria cultura particolare fatta di genuinità e semplicità. E ha scelto conseguentemente, proponendole ai propri ospiti. Il buongiorno in un ristorante si vede dal mattino. L’oro luccica sempre se c’è una lucciola a illuminarlo. E l’oro ha lo stesso colore della patata sbucciata.

Tutte le mattine va in scena lo stesso spettacolo. E’ un rituale, qualcosa che rimane fermo mentre tutto intorno passa il tempo. Pasolini scrive che le lucciole sono un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta. Passando da qua Pasolini avrebbe potuto scrivere che finché c’è chi sbuccia le patate in un ristorante c’è la speranza che le lucciole possano ritornare definitivamente e con loro un mondo fatto di cose e gesti semplici.

(Visited 81 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.