Quanto vale una vita da tifoso?
Me lo sono chiesto. Più volte. Anche quest’anno. Dopo l’1-1 contro il Cagliari, in casa, col pareggio subito al 90′. Dopo la rimonta subita contro l’Inter, a Milano, da 0-1 a 2-1. E contro il Parma, con un gol preso all’ultimo secondo di gioco.

Testa bassa, pugni chiusi, la consapevolezza di investire tempo, soldi, emozioni, in un qualcosa che difficilmente ti rende indietro tutto, che spesso si prende i tuoi momenti migliori.

Decidi le gite fuoriporta della domenica in base al calendario della tua squadra del cuore, impieghi tutto il tuo tempo a studiare quale schema dovrebbe adottare l’allenatore nella partita più sentita dell’anno. Passi più tempo a sperare in una gioia sportiva piuttosto che a riflettere sulle relazioni di coppia, o sui rapporti familiari. E poi ti ritrovi lì, seduto, su uno scalino, incredulo: incredulo per il gol di Del Piero in Juve-Fiorentina 3-2, per i dribbling di Bartelt in Roma-Fiorentina 2-1, per l’umiliazione di Fiorentina-Juventus 0-5.

Ma poi arriva un giorno. Un giorno in cui pensi: basta. Hai la sensazione che dovresti crescere, che sono solo perdite di tempo, che undici giocatori strapagati non meritino le tue emozioni, le tue lacrime, i tuoi sogni. Ma quel giorno, forse, il destino era già scritto. E ti ritrovi, in 15 minuti, dall’annichilimento all’abbracciare chiunque. Amici, conoscenti, gente che condivide con te una passione: quella viola. Lacrime di gioia, il cuore che batte all’impazzata, perdere la voce. La corsa sotto il curvino dei tifosi ospiti, juventini, ammutoliti, impietriti. Che non cantano più. E te in ginocchio, là sotto, mentre la calca ti stritola e cerchi di capire se sia tutto vero.

Questo, una giornata come ieri, la giornata di ieri, vale una vita da tifoso.

Forse ha ragione il mio amico Buccia, quello che, tra un coro e un altro, infonde perle di saggezza: “Non è stata la giornata più bella della mia vita da tifoso. È stata la giornata più bella della mia vita in generale”.

Fiorentina-Juventus 4-2 vale davvero una vita.

“Non sdo piangendo… Mi è solo finida una mitraglia nell’occhio”

 

 

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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