A viaggiare per il mondo rischi che un posto ti piaccia più di quello in cui abiti, e che ti venga voglia di restarci.

Il settembre dell’anno scorso l’ho passato tra California, Arizona e Utah. Per una settimana sono stata a San Francisco e ogni giorno di quella settimana ho pensato a quanto sarebbe stato bello tornarci, per restare. Spesso un desiderio così è dovuto più alla voglia di prolungare le vacanze, di rimandare il rientro fatto di libri-lavoro-traffico-sveglie, che a quella di vivere davvero in un’altra città. Ma un anno fa mi ero dimenticata di Firenze, della bellezza che riempie gli occhi, di Santo Spirito, della Cupola. Volevo avere vent’anni in California, a San Francisco. Trovare un posto da cameriera in uno dei locali di Valencia Street e passare la domenica a bere birra e mangiare biscotti sul prato del Mission Dolores Park. Volevo mozzarmi il fiato per le strade in salita e non per i Lungarni illuminati. A San Francisco i ventenni non sorridono, ridono, nessuno si vergogna di niente, tutti stanno per la mano a tutti. Ricordo di aver provato fastidio pensando ad una Firenze in cui basta vestirsi un po’ estrosi per venire osservati, e dove ci sentiamo troppo intelligenti per concederci la stravaganza. Quanto deve essere bello passarlo là il decennio dei venti, in una città emozionante, contraddittoria, senza peli sulla lingua, onesta. Una città che ti fa stare così male quando una giovane incinta ti chiede pochi centesimi sotto l’albergo, e così bene quando due ragazze si baciano in un parco.

A pensarci oggi sento ancora un morso allo stomaco, mentre sto andando a lavoro, stretta nel traffico. Per sentirla più vicina guardo una foto del Golden Gate Bridge avvolto nella nebbia, e penso che sarebbe meglio stare in mezzo a quella di nebbia, anziché a questa della periferia fiorentina.

Certo che però il Ponte all’indiano non è così diverso dal Golden Gate.
Esserci stata mi basta, per ora. Della mia vita qui, invece, non sono sazia.
Sento che deve darmi ancora molto.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.