Dimensioni sbagliate e dimensioni artistiche, capire la giusta dimensione e ridimensionarsi.

Ci hanno detto che il terzo posto in campionato non faceva per noi: perché la Champions League non è la nostra dimensione. Ma, a quanto pare, nemmeno una semifinale di Europa League lo è.

Qualcuno probabilmente non ha capito la dimensione dell’allenatore; qualcun altro, invece, non ha capito la dimensione ironica.

Forse parliamo di dimensioni per vedere chi è più virile.

La verità è che il calcio è un momento di svago, ma anche un momento di identità: e quei colori ci rappresentano, oltre una partita di pallone. Oltre un torneo ed oltre il risultato.

Non esiste una giusta dimensione quando svaniscono i sogni di gloria, ma esistono parole più giuste di altre per commentare un insuccesso.

Perché oltre le dirigenze, oltre gli allenatori ed i calciatori; oltre i cicli ed i mini-cicli. Oltre l’esaltazione che diventa tristezza. Oltre i fischi e gli applausi ironici, qualcosa resta: la nostra dimensione. Che è qualcosa di non concreto, che si assapora nel panino del prepartita e nella birra sugli scalini della curva. In un bambino che chiede al nonno com’è stato nel sessantanove; che domanda al babbo come giocasse Roberto Baggio.

Perché saremo snob, irriconoscenti, sognatori o ingrati: ma la nostra dimensione, la conosciamo benissimo.

©Paolo Nucci - LaPresse Sport Calcio Campionato Serie A 08-09 25-04-2009 Firenze Fiorentina-Roma nella foto: Curva dei tifosi fiorentini

Fonte della foto: Corriere.it

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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