Szakolczai, giovane scrittore di origini ungherese, ha scritto questo romanzo su una Firenze futuristica nel 2070. Ne pubblichiamo il primo capitolo, suddiviso in piccole parti. Ecco la prima puntata.

Prima puntata

[lezione # 1 – sour times]

Alzai gli occhi agghiacciato, su, verso i piani alti del palazzo: un improvviso boato aveva spazzato via in un attimo il pensiero del fiammifero che bruciava tra le mie dita, il senso di quell’assurda telefonata che mi aveva spinto lì.
La sigaretta cadde dalle mie labbra spalancate, discese in caduta libera. Quando toccò il suolo, già caricavo le scale.
Nella riflessione successiva, seduto sul freddo divano di pelle dell’appartamento, costatai che correre su per trecento scalini non è una barzelletta. Non una che faccia ridere, almeno. I battiti del cuore ricordano un antico tamburo indiano, che echeggia un ritmo tribale, folle e ribelle; il respiro ti soffoca piano, la lingua si attacca secca alla gola, i tendini mordono. In effetti, chiunque racconti una barzelletta simile allo scalare trecento scalini è nei peggiori dei casi un vecchio ubriacone di qualche medievale racconto irlandese.
Ma mentre divoravo quelle scale, tossendo catrame e residui di vida loca dai polmoni, pensavo solo: “No. Non può esser stato quello”.
Ancora un piano, ancora una fitta in fondo alla gola, ai cancelli infernali dello stomaco.
«Fa’ che non sia stato uno sparo», ringhiai catapultandomi sopra gli ultimi scalini.
Sicuro di aver raggiunto il quinto piano, per nulla certo di quale fosse la porta giusta, ne puntai una senza esitare.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.