Szakolczai, giovane scrittore di origini ungherese, ha scritto questo romanzo su una Firenze futuristica nel 2070. Ne pubblichiamo il primo capitolo, suddiviso in piccole parti. Ecco la decima puntata.

Decima puntata

Sperai che non mi avesse sentito. In ogni caso, conclusi che il Jameson dopo le due del mattino causa tendenze fin troppo sociali.
«Eheve!», gridai ondeggiando il bicchiere vuoto. «Se non rispondo a una telefonata, non continuare a passarmele, soprattutto se dallo stesso numero! Di’ che sono morto!».
«Mi dispiace», rispose candidamente il computer dell’appartamento.
«Fa niente, svegliami domani mattina alle…». Vuoto. Strinsi le tempie tra i palmi e chiusi gli occhi sconsolato, maledicendo tutti gli irlandesi e il loro buongusto per l’alcol.
«Lascia perdere, svegliami e basta».

* * *

Un tonfo. Una luce accecante sugli occhi, il dolore alla fronte.
La guancia spiaccicata sul gelido pavimento, le orecchie tramortite da grida sconnesse.
«Mi arrendo, mi arrendo!», gridai ondeggiando in aria il mio braccio sinistro. L’unica ragione per cui Eheve aveva permesso a estranei di entrare nella mia camera da letto, era perché dovevo essere molto in ritardo. E i militari molto incazzati.
Tanto valeva ammettere subito le proprie colpe.
Ma non bastava essere scaraventato giù dal letto. I fanatici della Difesa non si limitavano a questo: fui stordito da ruggiti sul rispetto per i superiori, mentre cercavo di capire che ore fossero, urla sul fatto che ero ubriaco mentre mi lavavo il viso, spinte mentre tentavo di legarmi la cravatta.
«Calma!», supplicai in preda alla disperazione, dopo l’ennesima sigaretta che mi facevano volare di bocca. «Avete preso l’uomo sbagliato! Io non sono questo “Traifoil Geille” che dite voi!».
Ci fu uno sguardo nero da parte di una delle bestie, occhi rossi e contratti, denti stretti. Mi si avvicinò, poi buio.
Finii il caffè in macchina con un fazzoletto insanguinato sotto il naso.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.