Szakolczai, giovane scrittore di origini ungherese, ha scritto questo romanzo su una Firenze futuristica nel 2070. Ne pubblichiamo il primo capitolo, suddiviso in piccole parti. Ecco la sesta puntata.

Sesta puntata

Quello sorrise, mi puntò il medio e uscì dall’appartamento sbattendo la porta.
«Righty-oh, man», decantai, fissandola rimbalzare sulla serratura sfondata e tornare spalancata. «Righty-oh».
La verità, dietro tutte le contorte filosofie e i desideri indotti, è che il sogno segreto di ogni uomo di oggi è di diventare un moto-teppista giapponese: sigaretta storta in bocca, barba incolta, taglio di capelli improbabili, camminata ondeggiante, sguardo incazzato, cicatrici, tatuaggi e velocità folli.
Per questo far viaggiare ora la mia Onit-Evolution verde opaco del 2058 è un orgasmo di gioia. Con tutti i soldi che ci avevo speso per i potenziamenti, la macchina riusciva a viaggiare sotto i seicento chilometri orari in completo silenzio. Dunque perché non rombare superando con foga i mille?
Ma di questo ormai non me ne fregava nulla, il mio ego teppista si era calmato, la strada filava un metro sotto i miei piedi silenziosa, soffice e calda, come il burro sul toast. Era Frantz che occupava ormai ogni mio pensiero. Cosa cavolo ci faceva in quell’appartamento dei quartieri alti di Neo Londra?
«Devi sbrigarti», aveva detto al telefono, «ho bisogno di te, adesso.
Sei la persona ideale per questo affare, quella di cui più mi fido. Fai presto, la mia vita, e non solo quella, dipende da te. Poi capirai».
Kossou di certo aveva notato, ma aveva preferito tenermi all’oscuro: che cosa c’entrava Neti Sintex?
Fu allora, nell’inchiodare al semaforo, che le domande furono spazzate via da un’aeromob nera gigante che mi tagliò la strada, spalancò le portiere, e vomitò tre bestie armate di fucili a pompa che puntavano minacciose alla mia testa.
«Esci dalla macchina, Ghyle», urlò uno di loro, picchiando sul mio finestrino con la canna dell’arma.
Maledetti magiari.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.