Szakolczai, giovane scrittore di origini ungherese, ha scritto questo romanzo su una Firenze futuristica nel 2070. Ne pubblichiamo il primo capitolo, suddiviso in piccole parti. Ecco la nona puntata.

Nona puntata

Che diavolo c’entrava Franz con questo fantasma? Del contrabbando dell’acqua se ne occupavano i servizi segreti della Global Thirst Distribution, non aveva senso rischiare una delle spie migliori del Regno dietro una pista così inconsistente.
Eheve mi annunciò una telefonata, interrompendo i miei sconnessi pensieri.
Non risposi. Mi versai l’ennesimo bicchiere, ne gustai i bordi con le labbra. Richiamarono subito, ma non risposi. Steccai tutto il whiskey in un solo sorso, ondeggiando la testa al ritmo della suoneria. E quando ripartì per la terza volta, con un grido, feci attivare la telefonata.
«Howdy?», domandai che estrema eccitazione.
«Tryfoll Ghyle?», sussurrò dal microfono una voce dolce, femminile, assonnata ma tanto tanto calda. E aveva pronunciato il cognome alla “Gaille”. Fin troppo eroticamente perché potessi resisterle.
«Howdy Howdy Ho!».
«Ehm…», si schiarì la gola, «sono la segretaria del generale Stait, la chiamo per…».
Disse diverse cose, parlò per esattamente trentatré secondi, accennando a Tenekos, al mio servizio militare, qualcosa riguardo alle mie medaglie ma quelle parole attraversarono vaghe i miei timpani, udivo solo il suono della voce tintinnare. La immaginavo simpatica e carina, bionde trecce e occhi azzurri. Mi ci vedevo mano nella mano correre per mistici campi di margherite rosse, baciarci in una vecchia chiesa in campagna, tra gli applausi e il sorriso d’approvazione di un vecchio prete ubriacone dal gigante naso rosso.
«…per questo motivo lei è gentilmente invitato nel suo ufficio domani mattina. Mi auguro che non abbia altri impegni».
«Questo dipende in tutto da quanto è loquace Miss Cilinder 2067».
M’immaginavo Kossou tra le ultime file della chiesetta, lo vedevo sbattersi la bombetta per terra e, dopo averla salata, cominciare a mangiarsela con rabbia.
«…la passerà a prendere una macchina alle otto e trenta, signor Ghyle. È pregato di essere puntuale. Buonanotte».
«Notte, mia dolce sposa…», sussurrai.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.