Il grado di civiltà di un popolo si può misurare anche dal numero delle panchine che trovi per la strada, sui sentieri, nei giardini e nei parchi della tua città. In realtà quello che fa la differenza veramente non è tanto la quantità delle panchine che trovi, ma la loro  qualità. È il punto di vista che offre, il contesto in cui è inserita, il luogo dove è stata sistemata che fa la differenza.

Se fai qualche passo in salita dalla porta S. Niccolò verso il piazzale Michelangelo puoi trovare una splendida panchina in legno, sistemata all’ombra di un diospero accanto ad una statua di Folon. Ti metti a sedere e di fronte ci sono due bellissimi alberi di ulivo che fanno vedere Firenze in filigrana e tutti intorno ci sono le rose del giardino delle rose con i loro colori ed i loro profumi. Tutto è perfetto. Probabilmente è stato deciso di mettere qui la panchina da un operaio o da un funzionario della Direzione Ambiente del Comune di Firenze. Probabilmente. Però tutto lascia pensare che questa panchina sia nata qui spontaneamente. Onore al merito a quel dipendente pubblico! E’ come se questo giardiniere del Comune avesse avuto in testa un percorso ideale del visitatore del giardino delle rose ed avesse stabilito che quello era il punto per una pausa perfetta per tutte le stagioni in tutte le stagioni.

L’altro giorno eravamo seduti su questa panchina io, Simone e Alberto; tre uomini variamente distribuiti per età e convinzioni politiche (ci si può dividere con più calore se siamo della stessa parte politica soprattutto se quella parte politica è il centrosinistra) ma uniti dalla naturalità con cui ci siamo seduti su quella panchina. A dimostrazione del fatto che una panchina incide sul livello di civiltà di un popolo posso testimoniare che nel nostro caso ha avuto un effetto benefico. Le divisioni politiche sono apparse meno evidenti, i ricordi della panchina come luogo dove abbiamo fatto nell’adolescenza i nostri primi esperimenti sul corpo femminile si sono rifatti vivi in noi, il nostro futuro con nell’aria l’odore delle rose s’è fatto improvvisamente più roseo, addirittura il 27 c’è sembrato più vicino e più ricco.

Una volta rialzati da quella panchina quell’incanto non ci ha lasciati subito. E’ stato per merito suo se l’impatto con il traffico dei viali di circonvallazione e con il traffico del tempo che scorre tra una pausa perfetta ed un’altra è stato meno traumatico.

(Visited 78 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

TESTTTTTTTTTT

Centro incontri