La pillola, nel senso di generica compressa di farmaco, si sposa con la tecnologia. Un’azienda farmaceutica giapponese, la Otskuka Pharmaceutical, ha infatti ottenuto l’autorizzazione, dalla Food and Drug Administration, alla vendita negli Stati Uniti del primo medicinale che ingloba un sensore in grado di inviare segnali ad un dispositivo ricevente.

I fluidi presenti nello stomaco attivano il sensore contenuto nella pillola, che comincia ad inviare segnali elettrici a bassa intensità e continua la trasmissione per diversi minuti. Uno specifico cerotto posizionato sul torace del paziente, contenente un ricevitore, intercetta il segnale e trasmette le informazioni, tramite una app, ad uno smartphone o ad un tablet, che a sua volta aggiorna, via internet, la cartella clinica del paziente in uno specifico database a disposizione del medico curante.

Lo scopo è quello di controllare la corretta e regolare assunzione del farmaco da parte del paziente. Non a caso, infatti, la prima pillola dotata di questa nuova tecnologia è destinata alla cura della depressione, del disturbo bipolare e della schizofrenia. È infatti nell’ambito delle cure psichiatriche che il paziente è spesso di difficile controllo nell’assunzione dei farmaci.

Oltre alla verifica dell’aderenza dell’assunzione alla prescrizione, questa innovativa tecnologia può anche fornire informazioni sull’assorbimento da parte dell’organismo, permettendo una migliore “taratura” della terapia e un maggiore controllo sugli effetti del farmaco. Un valore aggiunto, fornito dal nuovo strumento, è la possibilità di registrare anche informazioni inerenti all’attività del paziente, come le ore di sonno o le attività fisiche svolte, rendendo il quadro clinico più completo.

Al di là dell’indubbia valenza scientifica del nuovo farmaco digitale, una controindicazione, che difficilmente verrà evidenziata nel foglietto illustrativo, riguarda la privacy del paziente, che in ambito sanitario implica la gestione di dati sensibili.
Come sempre, però, ci sarà tempo per sviluppare in maniera adeguata anche questo aspetto, qualora la nuova tecnologia si dovesse diffondere su ampia scala

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.