“Il mal di testa non è sempre uguale, quando si fa sentire di più serve l’azione analgesica mirata di…”. E’ una voce chiara e precisa quella che dice queste parole. Improvvisamente però subito dopo la voce cambia, diventa più veloce e avverte: sono-medicinali-che-possono-avere-effetti-indesiderati-anche-gravi.  E’ quello che succede, in genere, nelle pubblicità dei medicinali.  La poesia invece non cambia velocità, anche se deve dire una verità scomoda.  Non ha avvertenze particolari da dire sottovoce con la speranza che nessuno ti senta. La poesia mantiene la parola. Nel senso che la rispetta, che ne conserva il suo valore e nel senso che è come un amico a cui si affida la custodia dei segreti più intimi. Perchè un amico mantiene la parola.

Sulle longarine di ferro che sorreggono la tettoia del Mercato di S. Ambrogio ci sono affissi dei fogli con delle poesie.  Sono firmati con una lettera ed un numero. Si vede che son lì da un po’. Sono sbiaditi, ma si leggono ancora bene. Fanno riferimento al Movimento di Emancipazione della Poesia. La poesia fa bella mostra di sè tra i banchi del mercato ortofrutticolo di S.Ambrogio. Le voci, i rumori del mercato sono la musica ideale alle letture di queste poesie, meglio ancora se nelle mani hai un sacchetto di arance, di insalate, di cavolo nero. Come la poesia che stai leggendo quella frutta e quella verdura hanno tutta l’aria di mantenere la promessa di bontà una volta che saranno sulla tua tavola. La poesia al mercato come cibo quotidiano. E magari scoprire che le parole di queste poesie  giorno dopo giorno  possono avere un sapore diverso proprio come la frutta e la verdura.

“Delle voci con cui parlo ho una storia e ognuno è un maestro”. Poco più in là: “incontrami sotte le impalcature, sotto la notte, con un mazzo di steli per timidi amanti”. E poi, ancora: “parlami ancora di ricordi sbiaditi, di giorni a venire, di ponti e confini, di albe, di tramonti, di noi. E’ una linea sottile, stanotte la fine”. Tutte queste parole amate da chi l’ha scritte e appiccicate sulle longarine di ferro del Mercato di S.Ambrogio sono esposte al tempo che passa e a chi leggendole ha voglia di riprendersi un po’ di quel tempo. Un consiglio: mentre le leggete addentate della frutta fresca. C’è ancora più gusto.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

TESTTTTTTTTT

1984

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Il rottamatore