Nell’agosto del ’44 i tedeschi minarono i ponti e tutto ciò che stava intorno all’unico attraversamento lasciato, il Ponte Vecchio. I boati delle esplosioni si sentirono a chilometri di distanza. Torri, case, negozi in via Por Santa Maria, Borgo San Jacopo, via Guicciardini, saltarono riempiendo le strade di macerie. La popolazione sfollata, rifugiata in gran parte a Palazzo Pitti, sentì e vide le proprie case andare in frantumi in pochi attimi. Qualcuno, rintanato nelle cantine, pensò che fosse davvero la fine della città. Quando i Tedeschi si ritirarono verso la Linea Gotica, gli Alleati attraversarono il fiume e, sotto il tiro dei cecchini fascisti, cominciarono a liberare le vie asportando le macerie delle esplosioni. Finita la guerra, si pensò alla ricostruzione delle parti del centro distrutte.

Guglielmo Maetzke, archeologo e funzionario della Soprintendenza, seguì i cantieri delle ricostruzioni ed indagò alcune aree in via Por Santa Maria e davanti alla chiesa di Santa Felicita. Maetzke, che aveva studiato a lungo Firenze, voleva capire alcuni aspetti del passato della città. In piazza Santa Felicita trovò i resti di una delle prime chiese fiorentine, con una serie di sepolture ed epigrafi funerarie. Grazie a queste epigrafi sappiamo che la chiesa fu costruita a cavallo dell’anno 400, ed era al centro di una comunità Siriana, probabilmente commercianti.

Una delle ultime epigrafi ritrovate da Maetzke fu quella di un soldato Bizantino, morto nel 547 durante le guerre Greco Gotiche, le prime che coinvolsero direttamente la città. I combattimenti durarono circa 20 anni e Firenze fu presa e assediata più volte dai contendenti. Come nel 1944, l’Arno si trovò ad essere un vero e proprio spartiacque tra due mondi e il Ponte Vecchio diventò l’unico passaggio possibile da conquistare. I morti e le distruzioni delle guerre Greco Gotiche rimasero a lungo nella memoria dei Fiorentini, ma una delle poche testimonianze di quel periodo difficile per Firenze è proprio l’epigrafe del soldato bizantino, rinvenuta tra le macerie delle distruzioni dell’ultima guerra, 1600 anni dopo.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.