Come ha fatto Jeff Bezos, A.D. di Amazon, ad accumulare un patrimonio personale stimato oltre i 115 miliardi di dollari (corrispondenti circa a 5.000.000 anni di stipendio netto di un impiegato italiano)? Grandi doti imprenditoriali, un fiuto fuori dal comune, un’innegabile dose dell’imponderabile “fattore C” e una regola aurea: la minimizzazione del rimpianto ogniqualvolta deve prendere decisioni importanti.

Lo schema di minimizzazione del rimpianto di Bezos è stato da lui stesso esemplificato in un’intervista, nella quale ha raccontato che spesso si immagina a 80 anni mentre ripercorre la sua vita e che il suo obiettivo prioritario è ridurre la quantità di rimpianti che avrà.

Quando ha deciso di fondare Amazon, Bezos lo ha fatto anche sulla spinta della convinzione che avrebbe rimpianto molto di più di non aver provato piuttosto che di aver provato e aver fallito.

Bezos, che sostiene di adottare questo approccio per tutte le decisioni importanti, incoraggia anche i suoi dipendenti ad utilizzare questa regola.

La regola non è certo un’invenzione di Bezos. In una video-intervista a Business Insider anche Anthony Robbins, life coach e motivazionista (sic!) americano, ha spiegato che ogni volta che esita perché qualcosa lo intimorisce, si immagina all’età di 85 anni su una sedia a dondolo mentre ripensa alla propria vita. A quel punto, si chiede, rimpiangerà più di aver fatto qualcosa che lo intimoriva o di aver rinunciato?

Con la consueta schematizzazione eccessiva, che spesso accompagna il modo di pensare di molti americani, si esprime un concetto che comunque è noto a tutti da sempre: non bisogna lasciarsi intimorire dalla paura del fallimento, sia che si parli di collezionare due di picche in età adolescenziale, sia che si parli di tuffarsi in progetti imprenditoriali. Il fatto che al mondo di Amazon ce ne sia una sola e di attività che chiudono ce ne sia un’infinità ci dice anche che ci vuole ben più del semplice “coraggio di agire” per avere successo. Gli americani, però, amano gli slogan e le ricette facili, soprattutto quando arrivano come oro colato da uomini di successo, quindi è comprensibile che simili massime esercitino un particolare ascendente su di loro.

Noi italiani siamo più concreti.

Se l’A.D. di Amazon e il saggista americano, oggi ambedue cinquantenni, immaginano per loro una vecchiaia tranquilla, addirittura nel caso di Robbins sul dondolo del porticato di una casa coloniale a fare il bilancio della propria vita, i nostri cinquantenni si chiedono, molto più concretamente, “quando” o addirittura “se” avranno la possibilità di avere una vecchiaia tranquilla, senza preoccuparsi troppo di bilanci, se non di quelli dell’INPS.

(Visited 35 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.